Recensione Copic Marker (2026): i pennarelli che si ricaricano e non si buttano
I Copic Marker della Too Corporation sono il riferimento per illustratori e artisti: inchiostro ad alcol, punte intercambiabili e sistema a ricarica. La recensione.
Marco Rinaldi
Editorial Columnist
Recensione Copic Marker (2026): i pennarelli che si ricaricano e non si buttano
Nell'illustrazione e nel fumetto c'è un momento in cui si scopre che i pennarelli buoni esistono, e in quel momento la scelta cambia il modo di lavorare. I Copic sono quel momento. Prodotti dalla Too Corporation, un'azienda giapponese che li introduce sul mercato alla fine degli anni Ottanta, sono diventati il riferimento assoluto per chi disegna con le tempere, soprattutto perché non sono pennarelli usa e getta ma strumenti ricaricabili, e perché i colori si miscelano tra loro in un modo che con l'acqua non si ottiene.
Il sistema di colori
La gamma Copic comprende 358 colori, ed è il numero più noto del marchio. Il punto da capire è che non si tratta di 358 colori da usare tutti, ma di 358 possibilità tra cui scegliere per arrivare al tono esatto di cui si ha bisogno. Il colore è identificato da un codice alfanumerico che indica la famiglia di pigmenti e il numero progressivo della tonalità, e chi impara a leggerlo non compra più a caso.
La suddivisione più utile per chi lavora in modo pratico è fra le tre famiglie di corpo, cioè Copic Sketch, Copic Ciao e Copic Classic. La linea Ciao ha la forma di un pennarello tradizionale, tondo, ed è quella più economica e più semplice. La linea Sketch ha invece la forma di un pennello con corpo ovale, con la punta a scalpello in un estremo e la punta fine nell'altro, ed è la più usata da illustratori e fumettisti.
La differenza fra le due linee non è solo estetica. La forma ovale dello Sketch permette un controllo molto maggiore sulla pressione e quindi sullo spessore del segno, e chi ha preso l'abitudine di lavorare con i pennelli sente subito la differenza. La linea Classic è la versione con due punte a scalpello di misure diverse e la stessa forma ovale, pensata per chi lavora soprattutto a campiture larghe.
L'inchiostro
L'inchiostro è ad alcol, ed è la differenza tecnica più importante rispetto ai pennarelli all'acqua. L'alcol evapora molto più rapidamente dell'acqua, e questo comporta tre conseguenze pratiche che chi usa i Copic sfrutta ogni giorno.
La prima è la velocità di asciugatura. Un pennarello ad acqua richiede una decina di secondi prima di poter sovrapporre un altro colore, e in una tavola con fondini ampi questo si traduce in attese continue. Con l'alcol il tempo si riduce drasticamente e la sovrapposizione diventa immediata.
La seconda è che l'inchiostro non solleva la carta. Questo sembra un dettaglio, ma chi ha lavorato con acqua sa che il gonfiore della carta è il nemico peggiore di un'illustrazione, perché crea rilievo dove dovrebbe essere superficie piatta. L'alcol asciuga senza lasciare struttura, e il risultato resta una tavola piana che si può anche digitalizzare bene.
La terza è l'evaporazione. L'alcol evapora abbastanza rapidamente che il pennarello va chiuso quando non lo si usa, o il colore si secca sulla punta. Chi lavora per sessioni lunghe tiene i pennarelli chiusi tra una pausa e l'altra, e chi viaggia li tiene in un astuccio richiudibile.
Le punte
I Copic hanno due punte agli estremi, e su questo progetto c'è una scelta di progetto che vale la pena capire. La punta a scalpello è quella grande e trasversale, usata per le campiture e le sfumature. La punta fine è quella piccola all'altro estremo, e la sua funzione non è il dettaglio ma l'accuratezza.
La punta fine serve soprattutto per i bordi e per i contorni precisi. Con una punta a scalpello, anche la più piccola, la linea ha una larghezza minima che non si può ridurre, e su una tavola illustrata questo significa che i contorni di un volto devono essere costruiti con la punta sbagliata. La punta fine risolve il problema e, per chi ha usato soltanto pennarelli da disegno, è una scoperta che cambia la qualità del risultato.
La punta a scalpello, inoltre, ha una forma che consente di ottenere linee di spessore variabile cambiando l'inclinazione del pennarello. Non è come un pennello, dove la pressione conta, ma c'è comunque un effetto di tapered, cioè una linea che si assottiglia verso l'estremità. Le illustrazioni a fumetto, che per convenzione hanno contorni di spessore variabile, funzionano molto bene con questo tipo di punta.
Le punte sono intercambiabili e si sostituiscono singolarmente. Questo è un vantaggio economico reale, perché una punta consumata non obbliga a buttare il pennarello ma costa solo il costo di una punta, che è una frazione del prezzo del pennarello.
Ricarica e costi
Il principio di funzionamento economico dei Copic è la ricarica. Quando l'inchiostro si esaurisce si acquista una ricarica dello stesso colore, che si inserisce nel corpo del pennarello con un beccuccio e si ricarica in pochi secondi. Una ricarica contiene un volume di inchiostro pari a quello di un pennarello nuovo, e spesso ne rende due, perché il pennarello di fabbrica non è mai riempito al massimo.
Da questo deriva la differenza di costo nel tempo rispetto a un pennarello usa e getta. Il calcolo più semplice è che un pennarello con inchiostro usa-e-getta di buona qualità costa poco, mentre un Copic costa varie volte tanto. Ma il Copic che si ricarica si usa più volte prima di consumarsi la punta, e il costo a lavagna si abbassa sotto la soglia dei pennarelli di consumo.
I colori sono numerati, e la ricarica si acquista con lo stesso codice del pennarello. Chi lavora in produzione con una tavolozza fissa mantiene uno stock delle ricariche dei colori che usa e non compra mai pennarelli nuovi. Chi lavora in modo saltuario, invece, comprerà spesso il pennarello nuovo per un singolo lavoro e non sfrutterà mai la ricarica.
La miscelazione
Il punto su cui i Copic non hanno rivali è la miscelazione. I colori si sovrappongono e si sfumano senza che lo strato inferiore venga sollevato, e questo è ciò che permette di costruire sfumature complesse senza acquerelli.
Un verde si fa mescolando un giallo e un blu, ma il risultato di una miscelazione a pennarello non è mai quello che si ottiene con due pigmenti puri. Con i Copic il colore mescolato resta saturo e luminoso, perché gli inchiostri sono formulati per essere trasparenti e per mescolarsi bene, non opachi che coprono.
La tecnica del layering, cioè sovrapporre più strati di colore per ottenere la tonalità finale, funziona molto bene. Chi ha usato i pennarelli per anni si aspetta di costruire una sfumatura con uno strato e deve invece costruirla con quattro o cinque, ed è un passaggio che richiede una ricalibrazione del proprio modo di lavorare. Una volta superato, il risultato è molto più ricco.
C'è anche la questione del tempo di asciugatura tra uno strato e l'altro, che con l'alcol è breve ma non nullo. Le pazienti della tecnica sono l'apprendimento della quantità di inchiostro sul pennarello, che è la vera competizione da sviluppare.
Pro e contro
Pro - 358 colori con codici che permettono di trovare la tonalità esatta - Inchiostro ad alcol che asciuga in fretta e non solleva la carta - Coppia di punte, cioè campitura e contorno nella stessa penna - Punte sostituibili singolarmente - Sistema a ricarica che abbassa il costo a lavagna
Contro - Costo iniziale elevato rispetto ai pennarelli usa e getta - L'alcol evapora e le punte si seccano se restano aperte - Serve una rampa di apprendimento per le miscelazioni - Le ricariche costano quasi quanto il pennarello nuovo per chi usa un colore una volta
A chi è consigliato
I Copic sono per chi disegna con regolarità, per chi lavora in illustrazione, fumetto, concept art o interior design, e per chi usa molti colori nella stessa tavola. Per chi ha il tempo di imparare una tecnica di miscelazione. Non sono per chi disegna una volta all'anno con due o tre colori, perché in quel caso un pennarello di consumo è la scelta più sensata, e non sono per chi lavora prevalentemente su foglio opaco in modo secco.
Domande frequenti (FAQ)
Quanti colori ha la gamma Copic?
La gamma conta 358 colori, ed è il numero con cui l'azienda comunica la copertura dello spettro. Nella pratica un illustratore usa da venti a sessanta colori, e sceglie dalla gamma perché il codice permette di trovare il tono preciso.
Si possono ricaricare?
Sì, e questo è il motivo per cui costano quanto costano. Le ricariche si comprano separatamente con lo stesso codice del pennarello e si inseriscono nel corpo in pochi secondi. Il numero di ricariche prima che la punta si consumi dipende dall'uso.
Quale linea scegliere?
La linea Sketch è la scelta più comune in assoluto, perché ha la punta fine da un lato e quella a scalpello dall'altro, ed è quella che la maggior parte degli illustratori usa. La linea Ciao ha la forma di un pennarello tondo ed è più semplice ed economica. La linea Classic ha due punte a scalpello ed è pensata per le campiture ampie.
Funzionano su qualsiasi carta?
Funzionano bene su carta da disegno e su cartoncino. Sono da usare con cautela su carta molto assorbente, perché l'alcol può far salire le fibre. Evitare le superfici plastificate, dove l'inchiostro non penetra e si stacca.
Conclusione
I Copic sono un esempio di prodotto che è costruito bene in ogni dettaglio e che si ripaga in anni di uso. Non sono economici e non sono universali, ma chi li usa in modo regolare smette di comprare pennarelli di consumo e il costo si dimezza da solo. La scelta principale è la linea, e la linea Sketch è quella che quasi tutti dovrebbero prendere. Il resto funziona. La forma del pennarello, l'inchiostro che asciuga in fretta, la punta fine per i contorni e la ricarica per non buttare mai nulla. Chi ha disegnato con i pennarelli di consumo e prova un Copic capisce subito perché chi passa al Copic non torna indietro.