Recensione Stray (2022): sette ore nei panni di un gatto nel cyberpunk
Stray di BlueTwelve Studio analizzato a distanza: il gatto nel cyberpunk di Annapurna Interactive, il drone B-12, puzzle ambientali e la Switch. Verdetto completo nel 2026.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Stray (2022): sette ore nei panni di un gatto nel cyberpunk
Pochi giochi hanno incontrato il proprio pubblico con la precisione di Stray: un gatto, una città cyberpunk sotto cupola, robot che hanno ereditato i vizi umani. Uscito nel luglio 2022 per PC e PlayStation — dove PS Plus ne ha fatto un fenomeno immediato —, il debutto dello studio francese BlueTwelve (fondato da due sviluppatori licenziati da Ubisoft, con un gatto vero, Murtaugh, da modello) è diventato il caso più discusso dell'anno: quasi cinque milioni di giocatori solo su PlayStation, recensioni entusiastiche, e un gatto protagonista che ha spostato l'attenzione dal gameplay all'esperienza. Nel 2026, dopo il passaggio su Switch e Xbox, la domanda che conta è se Stray regga la rilettura: è un gioco che si gioca ancora con piacere, o è stato solo il meme perfetto del suo anno?
Il gatto, prima di tutto
La decisione che definisce il gioco è la fedeltà al felino: il gatto di Stray non è un umano in costume, è un gatto nei comportamenti — salta su superfici che gli sembrano raggiungibili, graffia tappeti e alberi, dorme in punti caldi, spinge bottiglie dai tavoli con inspiegabile e genuina gioia, miagola (un vero miagolo, registrato) e ottiene reazioni diverse dagli abitanti della città a seconda di quanto è carino. I puzzle di movimento sono progettati su quella logica: dove può saltare è scritto nello spazio, e l'animazione — con salti, arrampicate e atterraggi che conoscono la fisica felina — rende ogni attraversamento un piacere tattile più che una sfida.
Questa fedeltà ha un costo: non si può combattere, e le creature ostili della città — gli Zurk, masse di batteri mutati con occhi — non si affrontano ma si evitano e si fuggono. Chi cerca un action game è sul titolo sbagliato: Stray è un'avventura di esplorazione, con momenti di fuga che usano la agilità del gatto come strumento di tensione — non come potenza. Il controllo è calibrato per essere sempre competente: il gatto non sbaglia salti, non cade, non muore per un input mancato — la morte esiste solo nella narrazione delle fughe, e i checkpoint sono generosi.
Il drone B-12 è la seconda metà del duo: un piccolo compagno volante che traduce la lingua dei robot, porta la torcia, trasporta oggetti e — via via che recupera i propri ricordi — racconta la storia della città. La relazione tra il gatto e B-12 è il cuore emotivo del gioco: una amicizia tra specie diverse che culmina in un finale che ha fatto piangere metà del gaming Twitter. Il contributo di B-12 al gameplay — l'inventario, le interazioni con i terminali, le lampadine — è funzionale e ben dosato: il gatto resta sempre il protagonista assoluto.
La città: Walled City
Il setting è una Hong Kong densissima, ricoperta, sepolta: la Walled City — ispirata alla vera Kowloon Walled City — è un oggetto architettonico straordinario, con livelli sovrapposti di costruzioni, insegne neon, cavi, tubature, e un'atmosfera caldo-umida che il rendering consegna con fisicità. Gli abitanti sono robot: macchine dotate di coscienza che hanno costruito una società dopo l'estinzione degli umani, con famiglie, musicisti, venditori, burocrazia — una elegia umana recitata da entità che non lo sono. È la trovata narrativa più riuscita del gioco: il cyberpunk senza umani diventa una commedia amara sull'umanità, e le storie secondarie — il musicista senza pubblico, l'abitante che aspetta un pacco, la famiglia che non si parla — hanno più peso di quanto la loro brevità suggerisca.
La narrazione avanza con il percorso del gatto verso la superficie: quattro capitoli, ognuno con un'identità — le vicoli, l'antro, la zona spettacolo, il cuore della città — e un ritmo che alterna esplorazione libera, puzzle, fughe e sequenze sceniche. Le 5-7 ore della campagna sono dense: non c'è riempimento, e la scelta di essere corti è coerente con la forma — un racconto, non un mondo da abitare.
Una frase di sintesi: Stray vince dove nasce — la simulazione del gatto e la città — e gestisce con intelligenza ciò che non vuole essere: un gioco di sfida.
Puzzle e gameplay tra le fughe
Il design dei puzzle è ambientale e morbido: spingere una cassa per aprire un varco, portare una bottiglia a un robot, trovare il percorso sui cornicioni, attivare macchine con B-12. La difficoltà è calibrata per non fermare mai più di qualche minuto: è un gioco che vuole essere attraversato, non risolto. Le fughe dagli Zurk — gli unici momenti di azione — usano inseguimenti sceneggiati e aree da attraversare in corsa, con un ritmo che funziona perché raro: quando Stray chiede adrenalina, l'adrenalina arriva, e poi torna la passeggiata.
La modalità foto — inclusa dal lancio e ampliata nelle patch — merita menzione: con controlli di camera, pose del gatto e filtri, è la funzione che ha generato metà dei screenshot social del 2022. In un gioco costruito sulla bellezza di ogni inquadratura, è l'aggiunta giusta.
Direzione artistica e audio
La luce è la protagonista tecnica del gioco: il motore di BlueTwelve consegna illuminazioni volumetriche, neon che si riflettono sui piani bagnati, ombre profonde nelle zone abbandonate — e la versione PS5/PC regge il confronto con le produzioni medie a budget pieno. La palette è calda e ossidale: ruggine, arancio, viola, verde algenato — un cyberpunk che non è blu-neon ma serra tropicale. Le texture della città — muschio, vernice scrostata, cartelloni — sono di un dettaglio che invita alla lentezza.
La colonna sonora di Yann van der Cruyssen mescola ambient elettronico, chitarre sparse e melodie nostalgiche: accompagna senza invadere, e i temi legati a B-12 hanno una tristezza giusta. Il sound design del gatto — il miagolo, il fusa, i passi — è trattato con la stessa cura degli elementi musicali: la coerenza dell'atmosfera passa da qui.
Comparto tecnico e performance
Su PC e console current-gen, 60 fps stabili e caricamenti rapidi. La versione Switch — arrivata a fine 2024 — è una sorpresa positiva: il gioco gira con frame rate frequenti a 30 fps solidi, risoluzione ridotta ma coerente, e la bellezza della direzione artistica sopravvive alla conversione. Su Xbox Series il titolo è equivalente alle versioni originali. I bug segnalati al lancio — clip di animazione, un glitch nella sequenza finale per alcuni giocatori — sono stati corretti nelle patch: l'esperienza nel 2026 è pulita.
Contenuti e longevità
La campagna dura 5-7 ore, con i collezionabili — i ricordi di B-12, i ritmi da suonare, i tappeti da graffiare — che aggiungono un'ora ai completisti. La rigiocabilità è bassa: la struttura narrativa e i puzzle non cambiano, e il gioco non offre modalità extra oltre la foto. Il prezzo attuale — frequentemente sotto i 20 euro, oltre che incluso nei servizi in abbonamento — riallinea il valore: a quel costo, le cinque ore di Stray sono un affare ragionevole per un'esperienza che non si dimentica.
Limiti reali
Il primo limite è la profondità: i puzzle sono semplici e le fughe sceneggiate non chiedono abilità — chi cerca sfida la cercherà invano. Il secondo è la struttura lineare: l'esplorazione è confinata a aree aperte piccole, e la città non è un luogo da visitare liberamente ma una sequenza di scenografie — magnifiche, ma sequenza. Il terzo è la durata: 5-7 ore al prezzo pieno di lancio erano un argomento di contestazione legittima, oggi risolto dai prezzi. Il quarto è minore ma reale: la fisica del gatto, per quanto graziosa, a volte nega interazioni che sembrano possibili — la logica di ciò che è raggiungibile non è sempre leggibile al primo sguardo.
A chi è consigliato
Stray è consigliato a chi cerca esperienze corte e memorabili — i fan di Journey, Inside e Little Nightmares troveranno il tono familiare con un'identità tutta sua; agli amanti dei gatti, che è la risposta più ovvia e più vera; alle famiglie: niente violenza grafica, temi toccanti ma delicati, e un protagonista che i bambini adorano. È consigliato anche su Switch come gioco da viaggio: la conversione regge e la struttura a capitoli si adatta alle sessioni brevi. Non è consigliato a chi cerca azione, sfida o longevità: Stray è un racconto di cinque ore, e la sua virtù è saperlo.
Pro
- La simulazione del gatto: fedele, tattile, adorabile
- La Walled City: un setting cyberpunk originale e coerente
- B-12 e la società dei robot: narrativa umana senza umani
- Direzione artistica e luci di primo livello
- Accessibile a tutti: nessuna barriera di età o lingua
Contro
- 5-7 ore con zero rigiocabilità
- Puzzle semplici: zero sfida
- Struttura lineare: la città non si visita liberamente
- Le fughe sono sceneggiate, non gameplay profondo
- Alcune interazioni mancate che il gatto "dovrebbe" fare
Conclusione
Stray è l'esempio perfetto del gioco-idea: una premessa — e se fossi un gatto in una città di robot? — eseguita con la cura di chi sa che la premessa è tutto. Nel 2026, dopo il passaggio su tutte le piattaforme e la discesa dei prezzi, è un'esperienza che ogni appassionato dovrebbe fare almeno una volta: non per il gameplay, che è semplice, ma per la sensazione di attraversare quel mondo con un corpo felino — e per il finale, che resta tra i più commoventi del decennio. Non è un gioco che si rigioca: è un gioco che si racconta, e dopo tre anni si racconta ancora.
FAQ
Quanto dura Stray?
La campagna richiede 5-7 ore, con circa un'ora in più per i collezionabili. È una durata coerente con il progetto: un racconto breve.
Stray è adatto ai bambini?
Sì: niente violenza grafica, i temi sono toccanti ma trattati con delicatezza, e il protagonista felino è un'ottima porta d'ingresso al gaming per i più piccoli.
Su quali piattaforme si gioca nel 2026?
PC, PlayStation 4/5, Xbox Series, Nintendo Switch. La versione PS5/PC è quella di riferimento; la Switch regge bene considerando l'hardware.