videogiochi 2024-04-01

Recensione NBA Playgrounds (2017): l'erede di NBA Jam che non lo supera

NBA Playgrounds di Saber Interactive ha provato a riportare in vita il basket arcade alla NBA Jam: 2v2, power-up, roster di oltre 200 giocatori. Analisi di cosa funziona, cosa no e del sequel 2K del 2018.

Autore Matteo Ricci

Matteo Ricci

Editorial Columnist

Recensione NBA Playgrounds (2017): l'erede di NBA Jam che non lo supera

Recensione NBA Playgrounds (2017): l'erede di NBA Jam che non lo supera

Quando EA lasciò morire NBA Jam dopo il 2010, il basket arcade restò orfano per anni. NBA Playgrounds, sviluppato da Saber Interactive e pubblicato da Mad Dog Games il 9 maggio 2017, arrivò proprio in quel vuoto: un 2v2 arcade con fisica esagerata, power-up e un roster di oltre 200 giocatori tra NBA e leggende del passato. Il gioco vendette bene, ricevette un sequel con il brand 2K l'anno dopo, e rimane il tentativo più riuscito — o meglio, il meno fallito — di riportare in vita quella formula. Ma giocarlo oggi, dopo averlo rivalutato con attenzione, conferma le impressioni d'epoca: è divertente, generoso, e costruito su fondamenta che non reggono il confronto con il maestro.

Il gameplay: 2v2, bucket e power-up

La struttura è quella classica del basket arcade: partite a 2 contro 2 su campi dimezzati, tre punti per canestro da fuori, due per tiri da due, e una fisica che ignora volutamente ogni regola dell'anatomia. I giocatori saltano da distanze impossibili, ruotano su se stessi, e le schiacciate — il momento spettacolare del gioco — arrivano con animazioni esagerate che variano da giocatore a giocatore.

Il twist di Playgrounds rispetto a NBA Jam sono i power-up: eseguendo giocate spettacolari (alley-oop, schiacciate, rubate) si carica una barra che genera caselle con abilità temporanee — tiro potenziato, turbo, velocità, difesa rafforzata — che si attivano sul momento. Il sistema aggiunge una layer tattica al 2v2: decidere quando sprecare il potere o tenerlo per il canestro decisivo è parte del gioco, e nei match equilibrati la gestione dei power-up decide più dei tiri.

C'è anche il tiro conteso: i canestri da fuori hanno una finestra di rilascio che si stringe con la pressione difensiva, e il "buon tiro" richiede spaziarsi. È una meccanica semplice ma che distingue i giocatori: chi spara sempre contestato fallisce, chi crea spazio con il movimento vince. In multiplayer locale tra amici che conoscono il gioco, questa profondità implicita emerge e le partite diventano piacevolmente tattiche.

La varietà dei campi merita una nota: i tornei attraversano una dozzina di location ispirate a corti leggendarie — il Rucker Park di Harlem, i campi di Venezia Beach, tornei notturni al neon e versioni invernali con superficie scivolosa — e alcune vari ambienti modificano leggermente il gioco, con rimbalzi più vivaci o traiettorie alterate dal vento. È una varietà estetica più che meccanica, ma contribuisce al senso di viaggio del torneo, e le corti sbloccabili diventano il motivo per continuare a giocare anche quando la scalata si fa ripetitiva. I toni saturi e i personaggi con la testa leggermente sproporzionata completano un look cartoon che invecchia meglio di tanti tentativi di realismo dell'epoca.

Il roster: la licenza a metà

Sul carta il roster è enorme: oltre 200 giocatori, tra attuali e leggende, distribuiti su tutte le 30 franchigie NBA. Sul pratico, la selezione è sbilanciata: ci sono star come Stephen Curry, LeBron James, James Harden, Kevin Durant, leggende come Larry Bird, Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar, Shaquille O'Neal, Allen Iverson, ma anche decine di giocatori di contorno che nessuno selezionerà mai. E manca il nome che NBA Jam ha reso iconico: Michael Jordan non c'è, perché i diritti sul suo personaggio erano riservati al brand 2K — lo stesso motivo per cui il sequel si chiamò NBA 2K Playgrounds 2 e poté includerlo.

Lo sblocco dei giocatori avviene giocando: ogni partita, torneo o livello guadagna pacchetti con carte casuali di giocatori, che salgono di livello con l'uso. Al lancio il sistema prevedeva anche microtransazioni, criticate perché davanti a un gioco a pagamento; Saber le ridusse e infine le eliminò, e nella versione attuale tutto si sblocca giocando. La progressione dà una motivazione a tornare, ma anche una sensazione di grind: per avere un roster competitivo servono ore, e le carte doppie o tripplicate sono frequenti.

Modalità e longevità

Il pacchetto include il Torneo, una scalata attraverso campionati ambientati in corti iconiche — dai tetti di New York alle spiagge di Rio, con tornei notturni, invernali e speciali — con difficoltà crescente. La modalità Vs copre le partite veloci in locale fino a quattro giocatori, e l'online con classifiche e partite casuali. Il gioco gira su Unreal Engine 4 e il comparto tecnico è solido: 60 fps stabili su tutte le piattaforme, compresa la Switch dove il porting fu tra i primi AAA-arcade decenti.

La longevità reale dipende dal contesto: da soli, i tornei si esauriscono in una decina di ore e la grind del roster stanca presto. Con amici sul divano, il 2v2 locale regge mesi. Online, la community è ridotta a pochi nel 2026 e il matchmaking è vuoto nella maggior parte delle fasce orarie.

Il sequel e il post-mortem

Nel luglio 2018 arrivò NBA 2K Playgrounds 2, pubblicato da 2K con la licenza completa: Jordan, roster aggiornato, nuovi campi e miglioramenti al netcode. Fu il riconoscimento che la formula aveva un pubblico, ma anche l'inizio della fine: dopo il sequel, Saber non ha più prodotto un terzo capitolo, e il brand è rimasto fermo dal 2018. Il primo Playgrounds ha avuto una vita commerciale sorprendente — Saber lo definì tra i suoi best seller digitali — ma il genere arcade sportivo è rimasto ancora una volta senza eredi.

Oggi il primo gioco è spesso in offerta a pochi euro ed è il modo più economico di avere un basket arcade 2v2 su piattaforme moderne, dal momento che i giochi NBA Jam storici non sono disponibili digitalmente.

Confronto con i predecessori

NBA Playgrounds NBA Jam (1993) NBA Jam: On Fire (2011) NBA 2K Playgrounds 2
Anno 2017 1993 2011 2018
Publisher Mad Dog Games Midway EA Sports 2K
Roster 200+ ~30 150+ 200+
Michael Jordan No No Sì Sì
Power-up Sì On Fire On Fire, boost Sì, ampliati
Online Sì No Sì Sì
Replay nel 2026 Locale solo Arcade/collezionismo Difficile Server attivi limitati

Limiti reali

I difetti sono gli stessi notati nel 2017. Il bilanciamento: le statistiche dei giocatori creano scarti netti, e alcune coppie dominano i tornei riducendo la varietà. Il tiro conteso è ottimo, ma l'IA in difesa esagera nelle contestazioni e nelle anticipate, rendendo alcuni match un grattacapo. La grind delle carte è datata nel design. Il commentary, con i duetti di commentatori, si ripete presto. E la mancanza di Jordan, per chi è cresciuto con NBA Jam, è una ferita che nessun aggiornamento ha curato.

Nessuno di questi difetti uccide il gioco, ma tutti insieme spiegano perché Playgrounds è ricordato come un buon gioco invece che come un grande.

FAQ

NBA Playgrounds funziona ancora online nel 2026? Tecnicamente sì, ma la community è minuscola: il matchmaking in alcune fasce orarie è vuoto. Il valore del gioco è nel multiplayer locale.

Meglio questo o NBA 2K Playgrounds 2? Il 2 ha più contenuti, Jordan e un netcode migliore: se cercate l'esperienza più completa, quello. Il primo ha il fascino dell'originale e prezzi d'occasione più bassi.

Si può giocare in 4 sullo stesso schermo? Sì, il multiplayer locale supporta fino a 4 giocatori nel 2v2 con sostituzioni, una delle caratteristiche più divertenti del gioco.

Quanto dura? I tornei richiedono una decina di ore. La sblocco completo del roster richiede molte di più; il valore a lungo termine è nelle partite tra amici.

Ci sono microtransazioni? Non più: erano presenti al lancio e Saber le rimosse con gli aggiornamenti. Oggi tutto si sblocca giocando.

Su quali piattaforme è disponibile? PS4, Xbox One, Switch e PC. Non è mai arrivato su PS5/Xbox Series ma è giocabile via retrocompatibilità.

Verdetto

NBA Playgrounds è il gioco che ha provato a risvegliare il basket arcade e ci è riuscito a metà: la formula è giusta, il roster è generoso, il multiplayer locale è genuinamente divertente, e il prezzo d'occasione lo rende un acquisto facile per serate tra amici. Ma il bilanciamento imperfetto, la grind delle carte e l'assenza dei nomi più iconici gli impediscono di stare accanto al maestro NBA Jam. Nel 2026 resta l'opzione più accessibile per un 2v2 arcade su piattaforme moderne, e per questo merita il posto in biblioteca — con la consapevolezza che il divertimento vero sta nel divano, non nei tornei in solitaria.

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