Recensione Ride 5 (2023): il miglior catalogo due ruote, la fisica che divide
Ride 5 di Milestone porta in gara 200+ moto e 40+ piste con un modello di guida rivisto e l'AI di nuova generazione. Analisi di fisica, carriera, contenuti e del perché divide i piloti virtuali.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Ride 5 (2023): il miglior catalogo due ruote, la fisica che divide
Milestone è da vent'anni il riferimento mondiale per i giochi di moto, e Ride 5 — uscito il 24 agosto 2023 su PC, PS5 e Xbox Series X|S — è il titolo più ambizioso dello studio bergamasco nel segmento stradale: oltre 200 moto di 35 case, più di 40 piste tra circuiti e strade chiuse al traffico, e un modello di guida completamente rivisto che ha cercato di rispondere alla critica più severa rivolta al capitolo precedente. Il risultato divide la community, ed è proprio questo il tema di questa recensione: da un lato il catalogo due ruote più ricco mai visto in un videogioco, dall'altro una fisica che chiede impegno in modo diverso da qualsiasi concorrente.
Fisica e guida: il nuovo modello, tra entusiasmo e frustrating
Il modello di guida di Ride 5 è stato ricostruito rispetto a Ride 4, con risultati che i piloti virtuali hanno giudicato in modo polarizzato. Il centro di gravità si sposta in modo credibile quando si muove il busto del pilota, la degradazione degli pneumatici è fisica e grafica, e l'interazione pilota-moto — spostarsi in sella, frenare con la giusta ripartizione, dosare la potenza in uscita di curva — è più profonda che mai. L'elettronica di bordo è completa e regolabile: anti-wheelie, traction control, engine brake e ERS, con preset per chi inizia e mappe personalizzate per chi vuole tutto in mano.
L'aspetto più discusso è l'intelligenza artificiale degli avversari, ribattezzata dallo studio "A.L.L.E.R." (Aggressive Level Learning Extra Racing): i rivali analizzano il tuo stile di guida e adattano l'aggressività di conseguenza, con il nuovo sistema di "ride director" che prepara duelli e sorpassi scrivendo la gara in tempo reale. Nella teoria è il sistema che i giochi di moto aspettavano da anni; nella pratica funziona bene nelle gare ufficiali ma genera a volte comportamenti aggressivi poco realistici nelle categorie minori, dove gli avversari attaccano con una determinazione che rasenta il contatto. I puristi della simulazione l'hanno segnalata come la principale riserva al gioco, e va registrata con onestà.
L'impennata e il front-end restano impegnativi: frenare profondo in curva richiede bilanciamento tra anteriore e posteriore, e chi arriva dai racing game quattro ruote dovrà imparare un linguaggio nuovo. È una sfida voluta: la moto è un veicolo che punisce l'improvvisazione, e Ride 5 la rispetta.
Contenuti: il catalogo che giustifica il prezzo
Parliamo di numeri: oltre 200 moto di 35 case — Yamaha, Honda, Ducati, BMW, Aprilia, Kawasaki, Suzuki, MV Agusta, KTM e altre — dalle sportive omologate alle naked, dalle custom alle classiche storiche, con versioni stradali e racing per buona parte del roster. Ogni moto suona, vibra e si comporta in modo distintivo: una sportiva giapponese è agile e vorace nei cambiata, una naked europea ha più coppia in uscita di curva, una custom americana è pesante ma stabile in rettilineo. Per gli appassionati è un museo interattivo, e l'unico gioco che permette di confrontare in pista una Panigale V4 R con una GSX-R del 2005 e una Huracán... pardon, una Kawasaki H2.
Le piste sono più di 40, con circuiti reali come Mugello, Monza, Brands Hatch, Phillip Island, Nürburgring GP e Suzuka accanto a strade chiuse al traffico come il passo Stelvio e la Costa Smeralda. La ricostruzione dei tracciati è uno dei punti di forza riconosciuti dalle recensioni: il Mugello ha le creste e i camber giusti, e i muretti a secco e i guard-rail a pochi centimetri dalle spalle rendono ogni passaggio al limite un patto con la paura. Le strade aperte offrono l'esperienza più memorabile del gioco: non è la velocità massima a colpire ma la consapevolezza che un errore di un palzo ti manda contro il muro — e il modello di danni non perdona.
La modalità Carriera vi porta da rookie a campione con contratti, team, obiettivi e una progressione strutturata su cinque anni: sprint, gare lunghe, sfide testa a testa e sfide di specialità. Il sistema di contratti premia la coerenza più dei singoli risultati — firmare con il team giusto all'inizio apre meglio le porte dei team factory nelle stagioni successive — e gli obiettivi secondari (finire nei punti, battere il compagno di squadra, il giro più veloce) danno motivo di rigiocare ogni weekend anche quando la vittoria non è in discussione. La personalizzazione estetica è curata: livree componibili, tute, caschi e numeri di gara. È la carriera più curata della serie, con eventi unici e una calibrazione della difficoltà regolabile in ogni suo componente.
Il modello di danni e la curva di apprendimento
Va approfondito il tema che divide di più: la difficoltà. Ride 5 non perdona, e lo fa con un modello di danni che — a differenza dei concorrenti arcade — ha conseguenze reali: una caduta ad alta velocità danneggia la carena, penalizza le prestazioni e nelle gare lunghe può costare la gara intera. Le opzioni di accessibilità esistono (ripartenza automatica, danni ridotti, aiuti alla guida in tre livelli), ma la configurazione consigliata è quella intermedia: aiuti all'elettronica generosi ma danni reali, perché è lì che il gioco trova la sua identità. Il tutorial è più curato della media Milestone, con lezioni dedicate al trail braking e al cambio di direzione che i neofiti faranno bene a completare; e la modalità RIDE Academy con le sfide a tempo su piste chiuse è il modo migliore per imparare le moto prima di portarle in gara.
La curva di apprendimento è reale ma non ostile: le prime vittorie arrivano nelle categorie minori con le naked, e la progressione naturale verso le superbike è essa stessa una lezione di motociclismo. Chi cerca l'arcade da divano guardi altrove; chi vuole sentire il peso di una Panigale che si sposta in curva ha trovato casa.
Pro e Contro
Pro - Il catalogo di moto più ricco mai visto (200+ di 35 case) - Modello di guida ricostruito, elettronica completa - A.L.I.E.N. AI e ride director per gare vive - Carriera strutturata su cinque anni - 40+ piste tra circuiti reali e strade chiuse al traffico
Contro - AI a volte aggressiva in modo poco realistico nelle categorie minori - Richiede pazienza e buon controller o volante - Online popolato in modo variabile - Nessuna versione PS4/Xbox One
Tabella comparativa
| Elemento | Ride 5 | MotoGP 24 | TT Isle of Man 3 |
|---|---|---|---|
| Moto | 200+ di 35 case | Solo roster MotoGP | Superbike e superbike TT |
| Piste | 40+ | Circuiti stagionali | 1 (Snaefell) |
| Fisica | Simulativa con aiuti | Simulativa | Simulativa estrema |
| Carriera | 5 anni, contratti | Stagione MotoGP | Sfide |
FAQ
Ride 5 è accessibile ai principianti? Sì, con gli aiuti alla guida attivi: preset di elettronica generosa, ABS e frenata assistita rendono il gioco godibile da subito. La fisica però richiede pratica per essere sfruttata, e l'esperienza vera arriva con gli aiuti ridotti.
Quanto dura Ride 5? La carriera occupa 15-20 ore, ma la rigiocabilità viene dal parco moto e piste: confrontare 200+ moto su 40+ piste è un progetto di mesi.
Supporta il multiplayer? Sì, online fino a 12 giocatori, con gare rapide e campionati. La popolazione varia per piattaforma e fascia oraria.
Vale la pena se ho Ride 4? Se siete appassionati di moto: sì, il modello di guida, l'AI e il roster giustificano l'aggiornamento. Se giocate di rado e siete su generazione precedente, sappiate che Ride 5 salta le console old-gen.
Quale moto consigliate per iniziare? Una naked di media cilindrata come la Yamaha MT-07: coppia gestibile, guida intuitiva, elettronica che copre gli errori. Le sportive vanno affrontate dopo aver imparato il linguaggio del front-end.
Giudizio finale
Ride 5 è il miglior simulatore di moto per chi vuole il catalogo: nessun altro titolo offre nemmeno lontanamente 200+ moto di 35 case su 40+ piste, e per l'appassionato di due ruote è un museo che si guida. Il modello di guida ricostruito è più profondo che mai, il ride director rende le gare vive, e la carriera a cinque anni è la migliore della serie. Le riserve — un'AI che esagera con l'aggressività nelle categorie minori, un online popolato in modo variabile, l'assenza di old-gen — sono reali ma non toccano il cuore del prodotto. Per gli appassionati di moto è un acquisto obbligato; per i giocatori generici di corse, serve la passione per le due ruote per apprezzarne la profondità. Nell'attesa di capire se Milestone porterà il franchise oltre il quinto capitolo, questo è il vertice del genere.
Per altri giochi di moto, vi consigliamo la Recensione di MotoGP 24 per le competizioni ufficiali e la Recensione di TT Isle of Man: Ride on the Edge 3 per una sfida ancora più estrema.