Recensione Gang Beasts (2017): il party brawler di gelatina che ride di sé stesso
Analisi di Gang Beasts di Boneloaf: uscito il 12 dicembre 2017, pupazzi ragdoll a Beef City, 22 arene pericolose, modalità Waves, Gang e calcio, fino a 8 giocatori online. Perché dopo anni resta un party game intramontabile.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Gang Beasts (2017): il party brawler di gelatina che ride di sé stesso
C'è una categoria di videogiochi che non punta mai alla perfezione, perché la perfezione sarebbe il suo nemico. Gang Beasts, sviluppato dallo studio inglese Boneloaf e uscito il 12 dicembre 2017 su PC e PlayStation 4 dopo un lungo tour in early access iniziato nell'agosto 2014, è forse il membro più puro di questa famiglia: un picchiaduro a squash in cui i controlli sono volutamente ingombranti, la fisica è volutamente instabile e ogni pugno lanciato è una piccola preghiera. Pubblicato in origine da Double Fine Presents, l'etichetta editoriale di Tim Schafer dedicata agli indie, e passato in proprio nel 2020, il gioco ha trasformato la goffaggine in un linguaggio comico che ancora oggi, a distanza di anni e su tutte le piattaforme — Xbox One dal 27 marzo 2019, Nintendo Switch dal 13 ottobre 2021 — continua a riempire divani di risate.
Un picchiaduro che si combatte contro se stesso
Il concetto si spiega in dieci secondi e non si padroneggia mai: controllate pupazzi molle di gelatina colorata che si picchiano dentro arene piene di pericoli, con l'obiettivo di stendere gli avversari e buttali fuori dal ring. Il combattimento si basa su una fisica ragdoll deliberatamente esagerata: per colpire dovete tenere premuti i grilletti per caricare il braccio, e ogni pugno parte con una traiettoria che sembra decisa da un dado. Gli afferramenti funzionano in modo simile, con due tasti per ogni mano: aggrapparsi a un avversario è facile, trascinarlo verso il bordo dell'arena mentre lui si divincola è un balletto comico che vale il prezzo del biglietto.
La genialità del design di Boneloaf sta nell'aver capito che la frustrazione, in un party game, può essere ribaltata in commedia. Quando il vostro pupazzo scivola dal bordo della piattaforma perché il controllo non risponde con precisione chirurgica, non giurate contro il gioco: ridete. E quando è l'avversario a cadere dopo tre secondi di lotta aggrappati per una cornice, la risata si raddoppia. I personaggi stesi non sono eliminati: tornano coscienti dopo qualche secondo e possono rientrare in scena a fatica, mani e ginocchia che si trascinano, trasformando ogni eliminazione in una scena slapstick in tre atti.
Beef City e le 22 arene
L'ambientazione è Beef City, una metropoli industriale fittizia disegnata come un parco divertimenti in stile cartoon, e le arene sono il vero cuore creativo del gioco. All'esordio erano otto; oggi i combattimenti si contano in 22 stage distinti, ognuno costruito attorno a un pericolo ambientale diverso. C'è il ring sospeso sopra il vuoto su cui pende la "Grind" con i suoi ingranaggi che spingono, i nastri trasportatori che trascinano chi cade, le gru che sollevano container, il treno in corsa sui tetti delle carrozze, le torri d'incendio e il carosello girevole che mette in crisi l'equilibrio di tutti. Alcune arene cambiano durante il match: pavimenti che cedono, piattaforme che si staccano, muri che si spostano.
Le modalità vanno oltre il classico tutti contro tutti: ci sono le partite a squadre, la modalità Waves in cui si resiste a ondate di nemici controllati dalla CPU, il calcio nel quale i gol si segnano spingendo fisicamente il pallone — e spesso anche gli avversari — oltre la linea, e la modalità Gang per scontri di gruppo. È contenuto che sembra poco su carta e che invece regge decine di serate, perché il variare della combinazione tra arena, modalità e compagnia ricrea ogni volta situazioni nuove.
Multiplayer: il divano è il regno, l'online esiste ma con asterischi
Gang Beasts supporta fino a quattro giocatori sullo stesso schermo in locale e fino a otto online, con l'aggiunta di bot per riempire gli slot mancanti. È il classico gioco nato per il divano: quattro controller, un schermo, e la garanzia che entro dieci minuti qualcuno starà ridendo così tanto da non riuscire più a giocare. La configurazione locale è impeccabile e il gioco gira in modo fluido anche con schermate piene di pupazzi che si aggrovigliano, grazie al motore Unity ben ottimizzato per questa scala.
La componente online funziona ma non è mai stata il punto di forza. Il netcode stenta nei momenti più affollati, con glitch fisici amplificati dal lag — in un gioco dove la fisica è tutto, anche mezzo secondo di ritardo trasforma una presa in una scena d'orrore — e la community online, pur esistente e fedele, non è paragonabile all'esperienza in compagnia fisica. Il cross-play non è disponibile, quindi le partite online restano divise per piattaforma. Chi compra Gang Beasts per giocarci da solo, inoltre, deve sapere che il gioco non ha alcuna modalità singola strutturata: contro i bot si stanca in fretta, perché l'anima del gioco è la reazione umana al caos.
Stile, audio e personalizzazione
Visivamente Gang Beasts sceglie la strada della semplicità deliberata: personaggi dalla forma grezza ma espressivissima, colori pieni, ambientazioni stilizzate che ricordano i cortometraggi animati indipendenti. La personalizzazione dei costumi è un capitolo giocoso e sorprendentemente ricco: cappelli parrucche, tutine da supereroe, vestiti da pollo, gusci da dinosauro, abiti da sushi. Vestire il proprio pupazzo prima di una serata è parte del rituale, e le combinazioni assurde contribuiscono alla comicità degli scontri — un triceratopi che si aggrappa a un tizio in tuta da banana sopra un burrone è l'immagine mentale che resterà.
La colonna sonora è firmata da doseone insieme a Bob Larder e costruisce un'atmosfera funk-fusion vagamente anni Settanta, con groove che accompagnano i combattimenti senza mai sovrastarli. Gli effetti sonori sono curati con ironia: i pugni fanno un tonfo gommoso, le cadute producono boati comici, e i versi occasionali dei personaggi aggiungono un livello di farsa in più.
Limiti reali, senza sconti
Va detto con chiarezza: Gang Beasts ha poco da offrire a chi gioca da solo, e il suo contenuto complessivo è esiguo rispetto ai party game moderni con pass stagionali e progression system. Non c'è alcuna struttura di lungo termine, nessun torneo, nessuna sfida asincrona: ogni sera si riparte da zero e la longevità dipende interamente dalla compagnia. I controlli, che sono il fascino del gioco per un pubblico, sono per l'altro una barriera per chi cerca anche solo un minimo di precisione o profondità competitiva: chi arriva da picchiaduro veri e propri troverà il sistema riduttivo, e nessuna modalità lo compensa. L'online, infine, non ha mai ricevuto la cura del resto del gioco e resta funzionale più che divertente.
Confronto con i concorrenti del genere
| Caratteristica | Gang Beasts | Human Fall Flat | Fall Guys |
|---|---|---|---|
| Fisica | Ragdoll molle e instabile | Ragdoll controllato | Cartoon guidata |
| Giocatori in locale | Fino a 4 | Fino a 2 | Non supportato |
| Giocatori online | Fino a 8 | Fino a 8 | Fino a 40/60 |
| Struttura | Arena a eliminazione | Puzzle platform cooperativo | Corsa a ostacoli a round |
| Obiettivo comico | Buttar fuori dal ring | Risolvere puzzle storto | Qualificarsi senza cadere |
Rispetto a Fall Guys, Gang Beasts rinuncia alla struttura a round e al battle royale per offrire qualcosa di più puro e intimo: scontri brevi, ripetibili, perfetti per gruppi di tre o quattro persone davanti allo stesso televisore. Rispetto a Human Fall Flat, meno competizione e più caos immediato. Sono giochi complementari più che concorrenti, ma Gang Beasts resta il più "da divano" dei tre.
FAQ
Gang Beasts ha una campagna single player? No, è un gioco puramente multigiocatore. Contro i bot si può giocare in ogni modalità, ma l'esperienza pensata è quella in compagnia.
Quanti giocatori supporta? Fino a 4 in locale sullo stesso schermo e fino a 8 online, con bot per riempire le partite.
Su quali piattaforme è disponibile? PC (Windows, macOS, Linux), PlayStation 4 dal lancio del 12 dicembre 2017, Xbox One dal 27 marzo 2019 e Nintendo Switch dal 13 ottobre 2021. Non ci sono versioni per PlayStation 5 e Xbox Series X|S dedicate, ma le versioni precedenti sono giocabili tramite retrocompatibilità.
Il gioco supporta il cross-play? No, il matchmaking online resta separato per piattaforma.
È adatto ai bambini? Sì: non c'è sangue, la violenza è di pura slapstick comica e il controllo è semplice. È uno dei party game più gettonati anche nelle famiglie.
Vale ancora l'acquisto nel 2026? Se avete amici o famiglia con cui giocare sul divano, sì: è diventato un classico del suo genere. Se cercate una componente online viva o contenuti single player, ci sono opzioni più moderne.
Verdetto
Gang Beasts è la dimostrazione che in un party game l'imperfezione può essere un tratto di stile, non un difetto. Boneloaf ha costruito intorno a una fisica volontariamente storta un gioco che non invecchia, perché non vive di contenuti ma di situazioni: ogni partita è una scenetta comica improvvisata, e ogni compagnia la recita in modo diverso. Il price tag pieno pesa su un contenuto esiguo, l'online non ha mai decollato davvero e da soli non ha senso — ma come macchina da risate per serate in compagnia, a otto anni dal debutto, non ha ancora trovato chi lo sostituisce. Un acquisto di cui non vi pentirete, a patto di avere con chi giocarlo.
Voto: 7,5/10