Recensione Eiyuden Chronicle Hundred Heroes (2024): l'abbraccio al passato dei JRPG
Eiyuden Chronicle Hundred Heroes di Rabbit & Bear Studios raccoglie l'eredità di Suikoden. Cento eroi reclutabili, trama politica e combat a turni. L'ultima opera di Yoshitaka Murayama.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Eiyuden Chronicle Hundred Heroes (2024): l'abbraccio al passato dei JRPG
Eiyuden Chronicle Hundred Heroes nasce da un sogno. Yoshitaka Murayama, creatore di Suikoden, voleva realizzare il successore spirituale della sua serie, e con una campagna Kickstarter da record Rabbit & Bear Studios ha raccolto oltre quattro milioni di dollari per produrre un JRPG che parla al cuore di chi ha amato i classici del genere. Uscito il 23 aprile 2024 su PC, PlayStation, Xbox e Switch, il gioco ha anche un peso che nessuna recensione tocca. Murayama è venuto a mancare il 6 febbraio 2024, prima dell'uscita, e Hundred Heroes resta la sua ultima opera, con la sceneggiatura e il design completi prima della sua scomparsa. La domanda è se Hundred Heroes sia solo nostalgia confezionata bene o abbia una sua identità. La risposta è un misto di entrambe, e non è un difetto.
Gameplay loop e meccaniche
Il combat system è a turni con sei personaggi. La formazione conta, con la prima linea per tank e guerrieri e la seconda per maghi e tiratori. Ogni personaggio ha attacchi base, abilità speciali e combinazioni con altri membri del party, e il sistema di rune, chiamate sigilli, personalizza le abilità. Il sistema è quello di Suikoden aggiornato, con il ritmo che il genere classico chiede.
Le battaglie con gli eserciti sono tornate in versione migliorata, con scontri su griglia e sistema a turni. I duelli uno contro uno funzionano come carta forbice sasso potenziata, e la varietà dei sistemi di battaglia è l'eredità di Suikoden che il gioco regge. La novità più interessante è il sistema di potenziamento della città. Il quartier generale si costruisce reclutando personaggi con professioni specifiche, e la base cresce con il cast.
Il reclutamento è il cuore del gioco. I cento eroi si reclutano con missioni dedicate, ognuno con una professione che costruisce la base. Il fabbro forge le armi, il cuoco apre il ristorante, il commerciante apre il negozio, e la città cresce con il cast. La struttura è quella di Suikoden portata al dettaglio moderno.
La trama politica e le tre nazioni
La storia di Hundred Heroes è costruita sulla politica. Nowa, il giovane della Guardia, e Seign, il figlio del cancelliere, sono i due poli di una narrazione che attraversa le tre nazioni del mondo, con l'alleanza dell'Impero e il conflitto che la scrittura costruisce. La trama politica matura è il punto che il gioco regge, con le rivalità, i tradimenti e le guerre che il canone Suikoden porta.
La scrittura alterna i toni, con l'umorismo dei personaggi e la gravità della guerra. Il ritmo narrativo è lento, con la costruzione che chiede pazienza, e chi legge le conversazioni ne esce con una storia che il canone JRPG conosce. La localizzazione italiana è curata, e chi gioca in italiano ne esce servito.
Il peso che il gioco non ha nelle recensioni è quello del canale. La guerra tra le nazioni è il retroscena che Suikoden ha costruito, e le battaglie di esercito la reggono. Chi cerca un JRPG moderno con i sistemi aperti rimarrà a metà strada, chi cerca il canone classico ne esce servito.
Comparto tecnico e prestazioni
Su PC e PS5 il gioco gira a 60 fps solidi. Su Switch i caricamenti sono lunghi e ci sono cali di frame rate nelle aree più affollate, e la versione Switch è tecnicamente deficitaria rispetto alle alternative. Lo stile grafico 2.5D è piacevole, con sprite dettagliati e fondali curati, e il "HD-2D" che il genere ha cresciuto con Octopath ha qui un'interpretazione propria.
La colonna sonora è eccellente, con brani che restano in testa. Il character design richiama lo stile di Suikoden con un tocco moderno, e le ambientazioni sono varie e colorate. Il doppiaggio in inglese è di qualità, e i testi sono localizzati in italiano con una qualità buona.
Contenuti, longevità e rigiocabilità
La campagna principale dura 40-50 ore. Per il 100% con tutti i cento personaggi si arriva a 70-80 ore, e la qualità dei personaggi è variabile. Alcuni sono memorabili, altri riempitivi, e il cast principale è solido, con Nowa, Seign e gli altri leader ben caratterizzati. La trama politica matura è il punto che il gioco regge, con le tre nazioni e il conflitto che la scrittura costruisce.
| Categoria | Dettaglio |
|---|---|
| Piattaforme | PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series, Switch |
| Uscita | 23 aprile 2024 |
| Durata | 40-50 ore storia, 70-80 ore 100% |
| Sviluppatore | Rabbit & Bear Studios, 505 Games |
| Lingua italiana | Testi |
| Multiplayer | Assente |
La rigiocabilità è legata al reclutamento e alla gestione della base, con le missioni secondarie che tengono il lungo periodo. Chi cerca il 100% ne esce con un gioco che chiede pazienza, chi cerca la storia ha la campagna principale.
Accessibilità e localizzazione
I testi in italiano sono di buona qualità, e la difficoltà base è moderata, con una modalità difficile opzionale. I boss richiedono strategia ma non sono frustranti, e l'accessibilità del genere classico è il punto che il gioco regge. Chi parte dai JRPG moderni ne esce con un ritmo più lento di quanto il genere recente proponga.
Limiti reali
I limiti sono chiari. La versione Switch è tecnicamente deficitaria, con caricamenti lunghi e cali di frame rate. Alcuni personaggi sono riempitivi tra i cento, e il cast ampio paga il compromesso. I combattimenti a volte sono lenti, con le animazioni che allungano il ritmo. Il gioco non innova molto rispetto ai JRPG del passato, e chi cerca la novità rimarrà a metà strada. Il ritmo narrativo è lento, con la costruzione della trama che chiede pazienza.
Anche il Kickstarter è parte del contesto. La campagna da record del 2020 ha raccolto oltre quattro milioni di dollari, con le aspettative costruite in quattro anni di attesa. Il gioco non è quello che tutte le aspettative chiedevano, e il confronto con l'attesa è una metrica ingiusta. Preso per quello che è, Hundred Heroes è un tributo affettuoso e curato.
La città, il quartier generale che cresce
Il quartier generale è il sistema più gratificante del gioco. La base si costruisce con i personaggi reclutati, e ogni professione aggiunge un edificio. Il fabbro, il cuoco, il commerciante, il medico. La città cresce con il cast, e la gestione è costruita sul reclutamento.
I servizi della base tengono il lungo periodo. La fucina potenzia le armi, il ristorante cura il party con i pasti, il negozio vende gli oggetti, e il teatro e la missione di gara tengono le sessioni. La base è il centro del gioco, e chi la costruisce ne esce con un cast che il party sente.
La struttura è quella di Suikoden portata al moderno, con la costruzione che il canone chiede. Chi ama la gestione della base ne esce servito, e chi salta il reclutamento ne esce con un gioco ridotto.
A chi è consigliato
Ai fan di Suikoden e dei JRPG classici. A chi cerca un'esperienza nostalgica ma curata. A chi apprezza il reclutamento di personaggi e la gestione della base. Sconsigliato a chi cerca innovazione o ritmi narrativi serrati, a chi gioca su Switch con alternative disponibili e a chi non ha pazienza con il ritmo classico.
| Pro | Contro |
|---|---|
| Successore spirituale di Suikoden | Versione Switch deficitaria |
| Cento personaggi reclutabili | Qualche personaggio riempitivo |
| Trama politica matura | Combattimenti a volte lenti |
| Colonna sonora eccellente | Non innova molto |
| Potenziamento città gratificante | Ritmo narrativo lento |
Domande frequenti (FAQ)
È il successore spirituale di Suikoden?
Sì, esattamente quello che promette. Stesso autore, stesse meccaniche, con il sistema di reclutamento e le battaglie di esercito che la serie ha costruito.
Servono 100 personaggi per finire il gioco?
No, il cast principale basta per la storia. I cento sono per i completisti, con le missioni di reclutamento che tengono il lungo periodo.
Il gioco è difficile?
La difficoltà base è moderata, con una modalità difficile opzionale. I boss richiedono strategia ma non sono frustranti.
Murayama ha completato il gioco prima della scomparsa?
Sì. La sceneggiatura e il design erano completi prima del 6 febbraio 2024, giorno della scomparsa di Murayama, e il gioco uscito ad aprile resta la sua ultima opera. La sua eredità resta nel gioco.
Vale la pena su Switch?
Solo se non avete alternative. La versione Switch è tecnicamente deficitaria, e PC o PS5 sono le strade migliori per il gioco.
Conclusione
Eiyuden Chronicle Hundred Heroes è un tributo affettuoso a un'epoca d'oro dei JRPG. Non cerca di reinventare il genere ma di perfezionare una formula amata, con i cento eroi, la trama politica e il combat a turni che profuma di nostalgia. Murayama ha lasciato un'eredità importante, e Rabbit & Bear Studios l'ha onorata con un gioco completo e curato.
I difetti ci sono, la versione Switch e il ritmo lento in testa. Ma se avete amato Suikoden o i JRPG classici, è un viaggio che merita di essere vissuto, e l'ultima opera di Murayama è il modo giusto per chiuderne il ciclo. Un acquisto consigliato per gli amanti del genere, che nel panorama 2024 è il ritorno al passato che il canone JRPG chiedeva.