videogiochi 2017-08-14

Recensione Session: Skate Sim (2022): lo skate che rispetta la fatica

Session: Skate Sim di crea-ture, uscito il 22 settembre 2022 dopo quattro anni di early access, è il simulatore di skate più severo in circolazione: stick duali che controllano i piedi, fisica ostinata e zero punteggi arcade. Analisi completa.

Autore Matteo Ricci

Matteo Ricci

Editorial Columnist

Recensione Session: Skate Sim (2022): lo skate che rispetta la fatica

Recensione Session: Skate Sim (2022): lo skate che rispetta la fatica

Tra il 2017 e il 2018, mentre la serie arcade ea Skate era in letargo e Tony Hawk attraversava il periodo peggiore della sua storia, un piccolo studio canadese — crea-ture, con base a Quebec — iniziò a vendere in early access su Steam una demo rozza di skate game con un'idea radicale: e se invece di premere pulsanti per i trick, controllaste i piedi? Quattro anni di aggiornamenti pubblici e un passaggio editoriale sotto Nacon (che ha inserito il marchio "Session: Skate Sim" e un supporto editoriale più solido) dopo, il gioco ha raggiunto la versione 1.0 il 22 settembre 2022 su PC, PS4, PS5, Xbox One e Series. È il simulatore di skate più fedele mai prodotto — e la sua severità è insieme il motivo per cui è geniale e il motivo per cui non è per tutti.

Il controllo: i piedi, non i pulsanti

Il sistema di controllo di Session è la sua ragione d'essere. Gli stick duali controllano i piedi del personaggio: stick sinistro per il piede posteriore, destro per quello anteriore, e ogni trick è una sequenza di movimenti fisici — per un ollie tiri indietro lo stick destro e rilasci, per un kickflip lo fai ruotare lateralmente mentre dai l'impulso, per i grab si usa una combinazione di stick e grilletti che modellano la presa.

L'effetto iniziale è di frustrazione pura: i primi minuti sono una sequenza di cadute e movimenti goffi, e il tutorial — volutamente minimale — non ti salva. Poi, intorno alle prime due-tre ore, avviene il passaggio: il cervello smette di pensare "premi X per kickflip" e inizia a pensare "spingi, ritira, ruota". Da lì in poi ogni trick riuscito è sentito, non invocato, e la soddisfazione ha un sapore che nessun Tony Hawk's Pro Skater ha mai offerto: quella della competenza reale, costruita motoriamente.

Le opzioni di controllo alternative — preset più tradizionali con i pulsanti — esistono per chi vuole una via di mezzo, ma usare Session così è come guidare una Ferrarina con il cambio automatico: si può, ma si perde il senso del progetto.

Fisica: l'ostinazione come estetica

Il motore fisico è ostinato per design. La tavola interagisce con le superfici in modo imprevedibile ma coerente: spigoli, crepe, bordi di cemento e metallo reagiscono in modo diverso, e lo slancio ha peso. Le cadute sono frequenti e brutali — il personaggio ragdoll-sceglie e ruzzola sui gradini — e lo "skater energy" che regge i fallimenti è limitato: esagerare con gli impatti porta a sessioni forzate di recupero.

Questa severità serve un'idea precisa: Session vuole emulare non i punteggi ma la pratica — il processo reale dello skater che prova lo stesso trick per quaranta minuti sullo stesso set di gradini fino a farlo uscire pulito. Non c'è una barra di progresso che ti dice quanto manca: c'è la sensazione, conquistata, di sentire il trick nelle dita. Chi cerca la gratificazione immediata dell'arcade resterà fuori; chi ha mai provato lo skate reale riconoscerà immediatamente la dinamica del "ancora una volta e poi smetto" — che qui è il loop principale.

Il mondo: le scene vere dello skate

La mappa è costruita su luoghi reali dello skateboarding, ricostruiti con licenza: il Brooklyn Banks di New York, il MACBA di Barcellona, la spagna Square del FDR di Philadelphia — scene leggendarie per chi vive la cultura, ricreate con attenzione alle superfici e alle pendenze reali. L'esplorazione è a piedi, con lo skateboard in spalla quando cammini e la possibilità di posizionare il tram (il "trippin'" della community) come punto di ripresa in qualunque punto della mappa.

Filmati e replay

Il sistema di replay e regia è un pilastro sorprendente: telecamera libera, filtri VHS, timeline per il montaggio e la possibilità di salvare i clip e condividerli. Session nasce dalla community delle video-part — il filmato di skate amatoriale come forma d'arte — e il tool di regia, è tanto parte del gioco quanto il trick stesso — in una community dove la condivisione è parte della cultura, è tanto parte del gioco quanto il trick stesso. I montage che i giocatori pubblicano online sono spesso indistinguibili dai video reali, che è esattamente l'obiettivo dichiarato.

Progressione senza punteggi

Non ci sono obiettivi punteggio nel senso classico. La progressione passa dalle challenge sponsorizzate: brand di skate reali (con i loro nomi e grafiche) propongono prove — "fai un trick su questo set", "prova questa linea" — che sbloccano t-shirt, tavole e grafiche reali. Il gameplay resta sandbox: le challenge danno una direzione ma nessuno ti obbliga, e il gioco non valuta mai la "bellezza" di un trick se non tramite la competenza del controllo. Il multiplayer è limitato a sessioni condivise senza punteggi condivisi: si skatta insieme ma ognuno fa il suo — coerente con la filosofia, deludente per chi voleva confronti diretti.

Dalla early access alla 1.0: quattro anni in pubblico

La storia di sviluppo di Session è parte del prodotto e va raccontata, perché in un'industria di annunci silenziosi e shutdown improvvisi, il percorso di crea-ture è un caso distudio di sviluppo trasparente. La prima build su Steam nel 2018 — innestata di demo fisica grezza e una mappa sola — vendeva pochi migliaia di copie e prometteva poco esteticamente. Ma il team canadese ha tenuto un ritmo di aggiornamenti quasi mensile per quattro anni: fisica rifatta, nuovi spot, sistema di replay, personalizzazione, e infine il passaggio sotto l'ala editoriale di Nacon che ha portato il gioco alla versione 1.0 con il marchio "Session: Skate Sim".

La community che si è costruita attorno al progetto è la sua seconda risorsa: i server di Discord e i subreddit dedicati funzionano da laboratorio di tecniche — tutorial sugli stick, sfide settimanali, e un flusso continuo di video-edit che hanno definito l'estetica condivisa del gioco prima ancora che le challenge ufficiali arrivassero. È la dimostrazione rara che una early access lunga e onesta può costruire un prodotto che al lancio non sembra mai "nuovo": sembra arrivato a casa.

Per chi arriva ora, il quadro è quello di un gioco maturo: gli aggiornamenti post-1.0 hanno aggiunto le mappe ufficiali successive, il supporto al modding su PC e il costante aggiustamento della fisica che la community chiedeva. Non è un servizio live nel senso canonico — niente battle pass, niente shop aggressivo — ma il gioco è cresciuto ancora dopo la 1.0, e chi compra oggi riceve il gioco migliore di sempre, non una promessa.

Tecnica: funzionale, non in vetrina

Session punta tutto sul feel e sulla fisica, e lo si vede: le animazioni sono giuste ma rare, la modellazione è accurata senza essere sbalorditiva e le performance — soprattutto su console di vecchia generazione — soffrono di cali nelle zone più dense delle mappe. Il comparto audio è ottimo: le tavole risuonano diversamente su legno, metallo e cemento, e l'assenza di colonna sonora autorizzata (solo tape lo-fi originali) è una scelta di stile coerente con l'estetica dei video amatoriali.

Le mappe: cinque città, zero compromessi

La scelta delle location di Session è un atto d'amore per la geografia reale dello skate, e merita di essere raccontata perché l'accuratezza è il suo punto di forza. Ogni mappa è costruita su misure e materiali reali: le pendenze del Brooklyn Banks hanno la cura di riproduzione che chi le ha pattinate riconosce al primo metro, la graniglia del MACBA ha il rimbalzo specifico del granito catalano, e i ledge della FDR Park di Philadelphia — la mecca del park skating in cemento — hanno le superfici lisce che hanno formato generazioni di skater della East Coast.

Il gioco aggiunge poi location spettacolo: il Ponte di Brooklyn e le sue piste ciclabili, i canali di Amsterdam — dove l'uso reale degli spazi urbani olandesi si traduce in sessioni tra ponti e banchine — e il centro di Barcellona che il turismo skateboardistico mondiale ha consacrato come capitale europea. In totale, cinque città con decine di spot riconoscibili, raggiungibili a piedi o con il sistema di fast travel tra gli spot sbloccati.

La fedeltà ha anche la sua funzione comunitaria: gli spot sono configurabili con il modding su PC — la community pubblica ricreazioni di spot iconici non inclusi, e la frontiera del modding ha già portato nei file del gioco piazze impossibili e skatepark leggendari. Su console il gioco resta quello che è, ma il fatto che la versione PC abbia questa estensibilità racconta la visione: Session vuole essere una piattaforma per la cultura dello skate, non solo un prodotto.

Per chi è

  • Per gli skater reali: è la simulazione che aspettavate da vent'anni — nulla la avvicina di più alla sensazione del deck sotto i piedi.
  • Per gli amanti di ea Skate: attenzione, è un altro gioco: Skate premia il flusso arcade, Session premia la pratica; entrambi validi, pubblici diversi.
  • Per chi cerca score attack: no — qui non ci sono punteggi da battere, solo trick da pulire.
  • Per chi si arrende facilmente: serve pazienza da musicista che impara uno strumento; le prime ore sono un investimento, non un piacere.

Verdetto

Session: Skate Sim è un'opera di culto che sa di non poter essere di massa: una simulazione severa che mette la competenza al posto del punteggio e la gratificazione con la pratica. Il controllo a piedi è una conquista di design che ogni futuro skate game dovrà considerare, il rispetto per la cultura — scene reali, brand reali, replay cinematografici — è totale, e la soddisfazione di un trick pulito dopo un'ora di tentativi è qualcosa che nessun altro gioco dello stesso genere offre. Non è divertente nel modo in cui lo sono i giochi arcade: è appagante nel modo in cui lo è imparare qualcosa di vero. Se siete disposti a pagare il dazio delle prime ore, vi aspetta la simulazione di skate definitiva.

Voto: 7.5/10 — severa, artistica e senza compromessi: lo skate come pratica, non come gioco.

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