videogiochi 2026-06-11

Recensione Elden Ring (2022): l'apice del genere soulslike

Elden Ring di FromSoftware ha ridefinito il concetto di open world con un level design magistrale, combattimenti profondi e un universo narrativo firmato George R.R. Martin. Analizziamo ogni aspetto del capolavoro che ha segnato un'epoca.

Autore Matteo Ricci

Matteo Ricci

Editorial Columnist

Recensione Elden Ring (2022): l'apice del genere soulslike

Dire che Elden Ring ha cambiato le carte in tavola è riduttivo. FromSoftware ha preso la formula soulslike, l'ha fusa con un open world e ne ha tratto qualcosa che non assomiglia a niente di già visto. Non è semplicemente un gioco difficile. È un ecosistema di scoperte, pericoli e meraviglie che si estende in ogni direzione. Dalla partenza nella zona di Limgrave fino alle vette più remote, ogni angolo della mappa nasconde qualcosa. Un segreto, un nemico, una storia. Il mondo intero parla la stessa lingua, fatta di architetture decadenti, creature spettrali e un senso di solitudine che difficilmente si dimentica.

Gameplay loop e meccaniche principali

Elden Ring è un action RPG in terza persona che si inserisce nel solco della tradizione FromSoftware, ma con qualche innovazione sostanziale. La più importante è la libertà di movimento. Laddove Dark Souls imponeva percorsi lineari, qui si può scegliere dove andare, in quale ordine affrontare i boss e persino se ignorarli del tutto. Il mondo di gioco, l'Interregno, è diviso in sei aree principali collegate tra loro, più una quantità enorme di dungeon secondari, catacombe e fortezze da esplorare.

Il combat system eredita le meccaniche della serie Souls: attacchi leggeri e pesanti, parate, schivate e contrattacchi. La novità più rilevante è il salto. Non è un dettaglio: il salto apre possibilità di esplorazione verticale completamente inedite per il genere. Le Cavallette Spirituali permettono di attraversare distanze enormi, e la Torrente, il destriero evocabile, è probabilmente la migliore montatura mai vista in un gioco di ruolo. Non solo corre veloce, ma partecipa attivamente al combattimento con attacchi e scatti.

Il sistema di classi iniziali è variegato: si va dal Guerriero puro al Mago, passando per il Ladro, il Confessore e l'Astrologo. Ma come da tradizione, la classe iniziale conta poco dopo le prime ore. Le statistiche si distribuiscono liberamente e le armi si trovano esplorando. Ci sono centinaia di armi, ognuna con una moveset unica, tra cui spade, asce, martelli, lance, archi e catalizzatori magici. Le Ceneri di Guerra permettono di personalizzare le armi con abilità speciali, e la varietà di build possibili è sbalorditiva.

Le evocazioni spirituali sono un'altra aggiunta significativa. Raccolte esplorando, permettono di chiamare alleati temporanei durante i combattimenti contro i boss. Non sono semplici aiuti: in molti scontri, usare l'evocazione giusta può fare la differenza tra vittoria e sconfitta. FromSoftware ha finalmente riconosciuto che non tutti vogliono affrontare Malenia da soli, offrendo strumenti per personalizzare la difficoltà a piacimento.

I boss sono il cuore pulsante di Elden Ring. Morgott, Rennala, Radahn, Malenia, il Drago Placidusax. Ognuno è una sfida unica, con pattern di attacco studiati, fasi multiple e una presenza scenica che pochi giochi possono eguagliare. Alcuni sono bestie immani, altri sono cavalieri caduti. Ogni sconfitta insegna qualcosa. Ogni vittoria lascia un senso di soddisfazione che pochi titoli sanno regalare.

Comparto tecnico e performance

Al lancio, il comparto tecnico di Elden Ring era il suo punto più debole. FromSoftware non ha mai brillato per ottimizzazione, e su PC le prime settimane sono state tormentate da stuttering e cali di frame rate. A distanza di tempo, la situazione è migliorata ma non è ancora perfetta. Su PC con una RTX 3070 a 1440p e dettagli al massimo, il gioco si mantiene tra i 50 e i 60 fps nelle aree aperte, ma nelle zone più dense come la Capitale il frame rate cala sensibilmente.

Su PS5 e Xbox Series X gira a 60 fps stabili in modalità Performance, con risoluzione dinamica che oscilla tra il 1440p e il 1800p. La modalità Fedeltà offre 30 fps con risoluzione nativa 4K, ma la differenza visiva è minima rispetto al guadagno di fluidità. Su Xbox Series S ci si ferma a 45-60 fps a 1080p, con cali più frequenti.

Piattaforma Risoluzione FPS Upscaler
PC (RTX 3070) 1440p 50-60 -
PS5 1440p-1800p 60 Nessuno
Xbox Series X 1440p-1800p 60 Nessuno
Xbox Series S 1080p-1440p 45-60 Nessuno

Il gioco non supporta né DLSS né FSR, una mancanza che si fa sentire. I caricamenti sono rapidi grazie agli SSD di nuova generazione, e i tempi di respawn dopo una morte sono quasi istantanei. Il netcode per il multiplayer è funzionale ma non eccellente: invasioni e cooperazione funzionano, ma il sistema di invio dei segnali è ancora legato alla vecchia tradizione Souls, con un po' di lag nelle fasi più concitate.

Direzione artistica e audio

Elden Ring è probabilmente il gioco più bello di FromSoftware. Non per la potenza tecnica, ma per la coerenza del suo mondo. L'Interregno è un dipinto vivente. I paesaggi di Liurnia, con le sue acque cristalline e i giganteschi alberi eretti, sono da cartolina. Le Caelid, con il suo cielo rosso sangue e la vegetazione putrescente, sono inquietanti come pochi altri luoghi nei videogiochi. La città eterna di Nokron, sepolta sotto terra, è un capolavoro di architettura surreale.

Il character design è inconfondibile. Le armature mescolano realismo medievale e fantasie grottesche. I nemici hanno silhouette leggibili e animazioni che comunicano chiaramente le loro intenzioni. Non ci sono istruzioni a schermo. Ogni attacco si legge dal movimento del corpo, e imparare a interpretarli è parte del gameplay.

La colonna sonora è firmata da Yuka Kitamura e Tsukasa Saitoh, veterani della serie Souls. I temi dei boss sono orchestrali e potenti, con cori che amplificano la solennità degli scontri. Il tema di Radahn è una marcia epica che cresce con il progredire della battaglia. Quello di Malenia è malinconico e tragico. La musica non è mai invadente ma accompagna ogni momento con discrezione. I suoni ambientali sono curati: il fruscio delle foglie, il crepitio del fuoco, l'eco dei passi nei corridoi sotterranei.

Contenuti, longevità e rigiocabilità

Elden Ring è immenso. La campagna principale richiede tra le 60 e le 80 ore. Chi vuole esplorare tutto può superare tranquillamente le 150 ore. Ci sono sei aree principali, decine di dungeon secondari, oltre 150 boss tra maggiori e minori, centinaia di armi e incantesimi da scoprire. New Game Plus permette di rigiocare mantenendo equipaggiamento e statistiche, con nemici più forti e ricompense maggiori.

Le quest secondarie sono meno numerose di quanto ci si aspetterebbe da un open world, ma quelle presenti sono memorabili. La quest di Ranni, la strega, è probabilmente la più complessa e gratificante del gioco. Quella di Millicent, la ragazza dalla spada celeste, tocca temi di identità e sacrificio con una delicatezza sorprendente per un gioco dalle atmosfere cupe.

La rigiocabilità è altissima grazie alla varietà di build. Un personaggio magico gioca in modo completamente diverso da uno basato sulla forza. Le evocazioni e le Ceneri di Guerra permettono di personalizzare ulteriormente l'esperienza. La community ha creato sfide aggiuntive, come le run a livello 1 o le run con armi specifiche, che tengono vivo l'interesse anche dopo centinaia di ore.

Accessibilità e mondo di gioco

Elden Ring non ha opzioni di accessibilità tradizionali. Non ci sono slider per la difficoltà, sottotitoli personalizzabili o modalità semplificate. FromSoftware ha sempre difeso la sua visione del game design, e Elden Ring non fa eccezione. Tuttavia, il gioco offre strumenti per ridurre la difficoltà senza compromettere l'esperienza: evocazioni, magie, consumabili e la possibilità di allontanarsi e tornare più forti.

Il design del mondo è il vero capolavoro. Ogni struttura visibile all'orizzonte è raggiungibile. Ogni sentiero porta da qualche parte. I punti di grazia fungono da checkpoint e da punti di ristoro, e le loro linee luminose indicano la direzione del percorso principale, ma ignorarle e andare per conto proprio è quasi sempre gratificante.

Limiti reali

Elden Ring non è perfetto. Il ripetuto utilizzo di alcuni boss è un problema che affligge soprattutto la seconda metà del gioco: Godefroy è una copia di Godrick, gli Spiriti Chiamanti compaiono decine di volte. Le catacombe e i dungeon secondari condividono spesso gli stessi asset e le stesse strutture, portando un senso di deja vu che non giova all'esplorazione.

Il bilanciamento verso la fine è altalenante. La zona del Monte dei Giganti e la Frazione Elphael rappresentano un picco di difficoltà notevole, mentre il boss finale è paradossalmente meno impegnativo di alcuni precedenti. Alcuni boss secondari sono frustranti per i movimenti imprevedibili o per le hitbox inconsistenti.

Le quest sono volutamente criptiche, ma a volte il confine tra mistero e frustrazione è sottile. Seguire le quest senza aiuti esterni è quasi impossibile, e alcuni passaggi richiedono azioni che il gioco non suggerisce mai. Per molti giocatori, consultare una guida diventa necessario.

Il multiplayer ha ancora i difetti della serie. Le invasioni sono invasive e il sistema di cooperazione è farraginoso. Trovare gli amici richiede di impostare password e posizionare segni nei punti giusti, una procedura che nel 2022 sembrava già datata.

A chi è consigliato

A chi ha amato i Souls di FromSoftware, Elden Ring è molto piu di un semplice seguito. A chi non ha mai giocato un soulslike, questo è il punto di partenza migliore grazie alla libertà di esplorazione che permette di aggirare gli ostacoli. A chi cerca un open world dove ogni angolo nasconde qualcosa di interessante, Elden Ring fissa lo standard. A chi non ha pazienza o cerca un gioco guidato, probabilmente non è la scelta giusta.

Pro

  • Mondo aperto tra i meglio progettati della storia dei videogiochi
  • Varietà di build e personalizzazione altissima
  • Boss memorabili e sfide gratificanti
  • Libertà di esplorazione senza precedenti nel genere
  • Colonna sonora e direzione artistica eccellenti
  • Longevità immensa

Contro

  • Ottimizzazione tecnica ancora sotto tono
  • Boss riciclati e dungeon ripetitivi nella seconda metà
  • Quest criptiche oltre il ragionevole
  • Multiplayer farraginoso
  • Bilanciamento altalenante nelle fasi finali

Conclusione e verdetto

Elden Ring è uno di quei giochi che capitano una volta ogni dieci anni. FromSoftware ha preso un genere che aveva perfezionato e lo ha fatto esplodere in un mondo aperto senza perdere nulla della sua identità. È impegnativo, a volte ingiusto, spesso ermetico. Ma regala momenti di scoperta e trionfo che pochi altri media sanno offrire.

Se siete disposti a mettervi in gioco e a imparare dai vostri errori, troverete centinaia di ore di uno dei migliori videogiochi mai realizzati. Se cercate qualcosa di più accessibile, meglio guardare altrove. Ma per chiunque abbia anche solo un interesse passeggero per i giochi di ruolo, Elden Ring è un'esperienza che vale la pena vivere almeno una volta.

FAQ

Quanto dura Elden Ring? La campagna principale richiede 60-80 ore. Per completare tutto si superano facilmente le 150 ore.

Elden Ring è adatto a chi non ha mai giocato un soulslike? Grazie alla libertà di esplorazione e alle evocazioni, è il titolo più accessibile del catalogo FromSoftware. Resta comunque un gioco impegnativo.

Serve giocare a Dark Souls prima? No, Elden Ring è una storia autoconclusiva. I rimandi ai giochi precedenti sono tematici, non narrativi.

C'è il multiplayer? Sì, cooperativo e competitivo, con un sistema basato su segni di evocazione e invasioni. Funziona ma è meno fluido di giochi co-op dedicati.

Quanti boss ci sono? Oltre 150 tra boss principali e secondari, anche se alcuni sono variazioni dello stesso modello.

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