videogiochi 2026-05-29

Recensione Doom: The Dark Ages (2026): brutalità, ritmo e identità

Recensione di Doom The Dark Ages nel 2026. Il prequel medievale di id Software cambia passo rispetto a Eternal con parry, scudo, draghi e mech. Analizziamo se funziona davvero.

Autore Matteo Ricci

Matteo Ricci

Editorial Columnist

Recensione Doom: The Dark Ages (2026): brutalità, ritmo e identità

Recensione Doom: The Dark Ages (2026): brutalità, ritmo e identità

Il Doom Slayer prima di Doom 2016. Questo è il punto di partenza di Doom The Dark Ages, prequel ambientato in una versione medievale e pseudo-aliena della mitologia della serie, con demoni in armatura, coltivatori di portali inter-dimensionali, cavalieri macabri e strutture gotiche che mescolano pietra e tecnologia. L'estetica è incongrua in modo deliberato e funziona.

La premessa del gioco è anche la sua scommessa più rischiosa. Rallentare Doom. Non quanto ti aspetti, non è diventato un gioco lento, ma rispetto all'ipercineticità di Doom Eternal, The Dark Ages si muove diversamente. Meno salti d'agilità, meno dash concatenati, più peso a terra. La sensazione è quella di qualcuno che colpisce con forza invece di danzare attorno ai nemici.

Se questa scelta ti convince già in linea teorica, The Dark Ages è probabilmente il Doom migliore degli ultimi anni. Se invece il loop verticale di Eternal era esattamente quello che cercavi, potrebbe deludere.

Gameplay loop e meccaniche principali

Il sistema di combattimento è costruito attorno allo Shield Saw, uno scudo circolare che ha tre funzioni. Blocca i proiettili se alzato al momento giusto, si lancia come arma secondaria sugli avversari e si trasforma in uno strumento di gestione delle risorse. Quando blocchi un attacco riflettendolo, carichi risorse. Quando lanci lo scudo e lo richiami su un nemico diverso, attivi moltiplicatori di danno. È un loop di block, launch e close combat che non si trova in altri FPS.

L'arsenale è più vario che mai. Accanto ai classici della serie come shotgun, plasma rifle e BFG, ci sono nuovi pezzi come la Skull Crusher, una balestra pesante, e il Flail, un flagello a distanza ravvicinata. Ogni arma ha una modalità di fuoco alternativa con costo energetico e la gestione dell'energia diventa una variabile tattica importante nelle fasi avanzate.

Il Glory Kill è ancora presente ma meno centrale. The Dark Ages preferisce premiare il combattimento ravvicinato sostenuto invece di puntare sull'esecuzione come principale fonte di salute. Le arene sono più orizzontali, i nemici più numerosi a volte e il pacing degli scontri è costruito su ondate con respiro tra una parte e l'altra.

Le sezioni fuori dalla norma sono il punto più dibattuto. Cavalcare un drago per abbattere strutture flottanti nemiche e guidare un mech gigante Atlan in sequenze city-scale. Non sono semplici intermezzi, durano abbastanza da richiedere comprensione dei meccanismi, e il passaggio dal ritmo del Doom Slayer a piedi al controllo di qualcosa di massiccio è straniante ma non mal progettato. Chi vuole solo il FPS puro potrebbe trovarle interruzioni, chi le accetta come variazioni di tono le troverà più riuscite del previsto.

Comparto tecnico e performance

id Tech 8 gestisce i livelli medievali con un'illuminazione atmosferica notevole, con torce, fenditoie nelle rocce e filtri di luce attraverso vetrate gotiche. La densità visiva degli ambienti è alta senza diventare illeggibile in combattimento. id Software ha esperienza precisa in questa calibrazione e si vede.

Su Xbox Series X e PS5 il target sono i 60 fps, mantenuti con buona consistenza anche nelle arene più affollate. PC offre ovviamente margine superiore su hardware adeguato. La modalità performance non toglie nulla di sostanziale all'impatto visivo.

Il gioco è disponibile Day 1 su Game Pass per Xbox e PC. Per chi è abbonato, l'accesso immediato senza costo aggiuntivo è una proposta molto semplice.

Direzione artistica e audio

L'estetica di The Dark Ages non è coerente in senso storico, ma lo è in senso di gioco. Demoni che indossano armature gotiche elaborate, macchinari da guerra che mescolano catapulte e sistemi plasma, criptoportici ornati da rune e crisi inter-dimensionali. Il tono è volutamente anacronistico, quasi pulp fantasy con budget cinematografico.

Mick Gordon non è più al timone della colonna sonora, la separazione dopo Eternal è nota, ma la scelta dei sostituti è solida. La musica è heavy metal orchestrale con inserti sintetici, adatta a spingere le arene ma con meno identità rispetto all'era Gordon. Non è un problema grave, ma chi si ricorda l'OST di Doom 2016 o Eternal potrebbe sentire la differenza.

Gli effetti sonori sono eccellenti. Ogni arma ha un suono fisico e soddisfacente e il feedback dello Shield Saw, sia in parry sia in lancio, è immediatamente leggibile. In un FPS questo tipo di pulizia sonora non è un extra ma un requisito.

Contenuti, longevità e rigiocabilità

La campagna principale dura 12-15 ore, in linea con i capitoli precedenti. Non è un gioco lungo per definizione, ma ogni ora ha contenuto reale, con nuove armi, segreti e arene progettate con cura. Non ci sono zone di raccordo vuote inserite solo per allungare il tempo.

I segreti sono numerosi e ben nascosti, con livelli segreti con sfide di difficoltà speciali, equipaggiamenti nascosti e lore audio. Chi vuole il 100% spende facilmente 20-25 ore.

La rigiocabilità in Doom funziona così. La prima run serve a capire, la seconda o la terza su difficoltà higher serve a padroneggiare. Nightmare e Ultra-Nightmare trasformano il gioco in qualcosa di molto più severo e c'è una community attiva di speedrunner e ottimizzatori. Non è un gioco da rigiocare perché la storia cambia, è un gioco da rigiocare perché il combattimento ti chiede di migliorare.

Accessibilità, localizzazione e quality of life

The Dark Ages ha un set di opzioni di difficoltà ben strutturate. Hurt Me Plenty è il punto di partenza consigliato, I'm Too Young to Die abbassa significativamente la pressione per chi vuole vivere l'esperienza senza frustrazioni. Le opzioni avanzate permettono di personalizzare singole variabili come danno ricevuto e aggressività AI.

Il gioco è localizzato in italiano per testo e sottotitoli. Il doppiaggio è in inglese. L'interfaccia è pulita e non invadente, id Software mantiene l'approccio minimal al HUD che lascia lo schermo il più libero possibile.

Limiti reali

Il rallentamento rispetto a Eternal è una scelta precisa, non un difetto tecnico. Ma chi era innamorato del sistema di dash e piattaforme tridimensionali di Eternal troverà il terreno più piatto di The Dark Ages meno soddisfacente. È una divisione di gusto reale.

Le sezioni con drago e mech sono buone, ma interrompono il flusso. Chi compra Doom per il FPS a piedi probabilmente le tollera più che amarle.

Il volume dei segreti e dei collezionabili di lore è alto, ma la lore stessa è poco interessante se confrontata con la profondità della mitologia di Eternal. Non è un gioco per chi vuole approfondire il worldbuilding.

A chi è consigliato

The Dark Ages è consigliato a chi ama i FPS con combattimento fisico e ritmato a terra, a chi vuole un Doom con più peso e meno acrobazia, a chi apprezza il parry come meccanica centrale con lo Shield Saw, a chi cerca una campagna di 12-15 ore molto rifinita e a chi è su Game Pass o vuole una scusa per usarlo.

È meno adatto a chi amava il vertical gameplay di Eternal, cerca un FPS competitivo multiplayer o vuole un gioco molto lungo.

Pro

  • Shield Saw come meccanica originale e soddisfacente
  • ritmo di combattimento a terra pesante e fisico
  • arsenale vario con altfire ben calibrate
  • regia visiva coerente nell'estetica medievale-sci-fi
  • disponibile Day 1 su Game Pass

Contro

  • meno dinamismo aereo rispetto a Doom Eternal
  • colonna sonora meno memorabile dell'era Mick Gordon
  • sezioni drago e mech divisive per chi vuole solo FPS puro
  • lore e worldbuilding poco approfonditi
Aspetto Dettaglio
Piattaforme Xbox Series X|S, PC, PS5
Durata media 12-15 ore campagna, 20-25 con tutti i segreti
Lingua Testo italiano, doppiaggio inglese
Multiplayer No, solo campagna single player
Difficoltà Molto scalabile, da Hurt Me Plenty a Ultra-Nightmare

Conclusione

The Dark Ages è un capitolo coraggioso perché non si è limitato a replicare la formula di Eternal. Ha scelto un tono diverso, più pesante, più fisico, più basato sul combattimento a terra. Il risultato non è sempre più soddisfacente del predecessore, ma è riconoscibile come Doom e abbastanza originale da non sembrare un aggiornamento cosmetico.

Per chi è su Game Pass è un sì immediato. Per chi acquista, dipende tutto da quanto ti interessano Shield Saw e peso rispetto alla mobilità verticale.

FAQ

Doom: The Dark Ages è disponibile Day 1 su Game Pass?

Sì. Il gioco è incluso nel Game Pass per Xbox Series X|S e PC dal giorno del lancio, senza costi aggiuntivi per gli abbonati.

Bisogna aver giocato Doom 2016 o Doom Eternal?

No. The Dark Ages è un prequel narrativamente separato. La storia si segue anche senza conoscere i capitoli precedenti, anche se alcuni riferimenti alla mitologia della serie sono più chiari con un background.

Quanto dura Doom: The Dark Ages?

La campagna principale dura 12-15 ore a ritmo normale. Il completamento dei segreti e delle sfide aggiuntive porta a circa 20-25 ore.

È più difficile di Doom Eternal?

Dipende dallo stile. Eternal premiava il movimento aereo, qui è più importante il parry con lo scudo. Chi non lo masteri troverà alcune arene molto più dure. Le opzioni di difficoltà sono comunque molto flessibili.

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