Recensione Kingdom Come: Deliverance II (2026): realismo medievale ai massimi livelli
Recensione di Kingdom Come Deliverance II nel 2026. Warhorse Studios torna con Henry a Kuttenberg tra combattimento migliorato, doppia mappa e una longevità enorme. Un RPG storico che alza il livello.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Kingdom Come: Deliverance II (2026): realismo medievale ai massimi livelli
Kingdom Come: Deliverance II è il tipo di gioco che non scende a compromessi. Warhorse Studios ha preso tutto quello che funzionava nel primo capitolo, ha rifinito i sistemi più ostici, e ha costruito un mondo medievale che pochi RPG possono eguagliare. Siamo sempre nei panni di Henry di Skalitz, figlio di un fabbro cresciuto tra battaglie e politica boema, e il salto rispetto al 2018 è enorme su ogni fronte.
La storia riparte subito dopo gli eventi del primo gioco. Henry accompagna Hans Capon verso la città di Kuttenberg, e quello che doveva essere un viaggio diplomatico si trasforma in una spirale di tradimenti, vendette e intrighi di corte. Kuttenberg non è solo uno scenario. È un personaggio vivo, con le sue strade affollate, le sue gilde, il suo sistema legale e una densità di contenuti che pochi open world possono vantare. Se Trosky era la provincia rurale, Kuttenberg è la metropoli medievale fatta di mattoni, fango e acciaio.
Gameplay loop e meccaniche principali
Il combattimento ha ricevuto una revisione profonda. Il sistema a direzioni del primo capitolo è stato sostituito da un sistema di posture multiple. Ogni posizione cambia apertura, difesa e attacchi disponibili, e i nemici hanno pattern più chiari da leggere. Non è diventato facile. I duelli richiedono ancora pazienza e gestione della stamina, ma la curva di apprendimento delle prime ore è più gentile. Le missioni tutorial sono integrate nella storia, il feedback visivo è più pulito, e le riposte sono più leggibili.
Ma KCD2 non è solo spade e armature. L'alchimia è uno dei sistemi più soddisfacenti del gioco. Non si tratta di selezionare ingredienti da un menu. Alla workbench devi macinare, bollire, distillare e seguire ogni passaggio delle ricette che trovi in giro per il mondo. È lento, deliberato, e incredibilmente appagante. La fabbritura funziona in modo simile e permette di riparare e creare equipaggiamento senza dipendere dai mercanti.
Le abilità si sviluppano con l'uso come in un classico skill-based RPG. La persuasione, il furto, la caccia e l'equitazione si allenano facendo, e aprono strade alternative nelle missioni. Una quest che richiede di recuperare un documento può essere risolta combattendo, rubando, convincendo, corrompendo o creando una distrazione. Il gioco raramente forza un approccio unico, e questa libertà sistemica è il vero cuore del design.
La mappa è divisa in due aree distinte. La regione di Trosky, più verde e rurale, ricorda da vicino il primo capitolo. Kuttenberg e la sua periferia offrono invece un'esperienza urbana densa, con decine di NPC che seguono routine giornaliere, quartieri che cambiano aspetto tra giorno e notte, e una vita civile che sembra autentica. Muoversi in campagna non è come muoversi in città. In città sei sempre osservato, le guardie sono più presenti, e le opportunità di guadagno si mescolano ai pericoli.
Comparto tecnico e performance
Al lancio su PC la situazione era complicata, specialmente su GPU AMD. Stuttering, cali improvvisi e qualche crash hanno accompagnato le prime settimane. Le patch successive, arrivate fino alla versione 1.5.3, hanno risolto gran parte dei problemi, ma la versione PC richiede ancora una configurazione solida per girare senza intoppi a dettagli alti.
Su PS5 e Xbox Series X l'esperienza è più stabile. La modalità performance regala 60 fps abbastanza solidi, mentre la modalità qualità punta a una risoluzione più alta sacrificando fluidità. La patch nativa del 2026 ha portato miglioramenti significativi anche su PS5 Pro, dove il gioco riesce a mantenere frame rate più alti nelle zone più dense. Su Series S la risoluzione scende, ma la fluidità resta accettabile con qualche compromesso.
Kuttenberg è tecnicamente impressionante. La densità di NPC con routine giornaliere, gli interni visitabili, le strade che pulsano di attività. Non è perfetto. A volte la densità cala visibilmente, e alcuni modelli secondari non hanno la stessa cura di quelli principali. Ma nell'insieme è uno dei mondi aperti più ambiziosi mai costruiti su scala storica.
Direzione artistica e audio
La Boemia del 1403 non è mai sembrata così vera. Warhorse punta tutto sulla ricostruzione storica. Architetture medievali ricostruite con cura, abiti con tessuti che sembrano veri, armi e armature che mostrano i segni dell'uso. Non c'è niente di fantasy. È sterco di cavallo, fumo di legna, umidità e fango. Per chi cerca immersione storica, non esiste alternativa migliore nel genere.
Il doppiaggio inglese è di alto livello. Henry ha ancora quella qualità da ragazzo che cresce, lontano dagli eroi stereotipati degli RPG tradizionali. Hans Capon merita una menzione speciale. Il suo rapporto con Henry, fatto di battute sarcastiche e rispetto genuino, è una delle relazioni meglio scritte nell'intero panorama videoludico recente. I personaggi di contorno non sono da meno, con missioni che rivelano strati di personalità inaspettati.
La colonna sonora accompagna senza mai sopraffare, con brani orchestrali che si adattano al momento. I suoni ambientali sono curatissimi. Il rumore dei passi sulla ghiaia, il crepitio del fuoco, il vociare lontano dei mercati. L'audio contribuisce all'immersione più di quanto ci si aspetti.
Contenuti, longevità e rigiocabilità
La campagna principale richiede tra le 60 e le 70 ore senza toccare le secondarie. Con missioni di zona, storie di villaggio, cacce e missioni di gilda si superano facilmente le 100 ore. Non è un RPG gonfio di attività ripetitive. Le missioni secondarie hanno quasi sempre una narrativa autonoma, spesso con colpi di scena che sorprendono.
Il sistema di scelte non porta a finali radicalmente diversi, ma le missioni si risolvono in modi alternativi a seconda delle abilità sviluppate. Una seconda partita con un Henry basato sulla persuasione invece che sulla spada offre un'esperienza diversa nelle quest più importanti.
Il DLC già disponibile espande il gioco in modo consistente. Warhorse tratta KCD2 come una piattaforma su cui costruire, e i contenuti post-lancio hanno mantenuto la promessa di aggiungere ore di qualità.
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Piattaforme | PC, PS5, Xbox Series X |
| Durata media | 60-70 ore (storia), 100-130 ore (completo) |
| Lingua | Testo italiano, doppiaggio inglese |
| Multiplayer | No, solo single player |
| Prezzo | $59.99 (base), $79.99 (Gold Edition) |
Accessibilità, localizzazione e quality of life
La localizzazione in italiano è completa per testi e menu. Il doppiaggio è solo in inglese con accento boemo caratterizzato, una scelta che suona strana all'inizio ma funziona bene per l'identità del mondo.
Il sistema di salvataggio è stato migliorato. I checkpoint automatici sono più frequenti, e la savior schnapps, la pozione per il salvataggio manuale, è molto più accessibile rispetto al primo gioco. L'interfaccia è più pulita, la bussola e il sistema di quest sono più leggibili. Gli aiuti visivi per il combattimento sono opzionali e ben calibrati.
Limiti reali
Le prime tre o quattro ore possono risultare lente per chi arriva senza esperienza del franchise. Il gioco introduce sistemi e meccaniche gradualmente, e questa scelta narrativa richiede pazienza. Non è un difetto, ma un requisito.
Alcune quest secondarie nella regione di Trosky sono meno ispirate di quelle di Kuttenberg. La differenza di cura tra le due zone si percepisce. Kuttenberg beneficia chiaramente di più attenzione e risorse di sviluppo.
I problemi tecnici su PC al lancio sono in buona parte risolti, ma non del tutto. Chi ha configurazioni AMD dovrebbe verificare lo stato attuale delle patch prima dell'acquisto.
Pro
- combattimento rivisto, più accessibile ma ancora profondo
- Kuttenberg è tra le città medievali più credibili mai realizzate
- missioni con soluzioni alternative genuine
- narrazione matura e personaggi memorabili
- longevità enorme con contenuti di qualità
- sistemi di crafting e alchimia soddisfacenti
Contro
- prime ore lente per chi non conosce il franchise
- differenza di qualità tra Trosky e Kuttenberg
- problemi su PC non completamente risolti
- finale narrativo poco influenzato dalle scelte
A chi è consigliato
Kingdom Come: Deliverance II è per chi ama gli RPG realistici, la storia medievale, e non ha paura di un ritmo lento. È perfetto per chi cerca un mondo credibile con sistemi coerenti, dove ogni scelta ha un peso e ogni abilità si conquista con l'esercizio. Non è per chi vuole magia, azione immediata o un combattimento accessibile fin dall'inizio. Per tutti gli altri è uno dei migliori RPG storici mai prodotti.
Conclusione
Warhorse Studios ha fatto quello che pochi riescono. Ha preso un'idea forte, l'ha migliorata in ogni aspetto, e ha consegnato un sequel che rispetta il passato ma guarda avanti. KCD2 non è per tutti, e lo sa. Ma per chi cerca immersione, realismo e una storia che cresce con te, è difficile trovare di meglio.
FAQ
Bisogna aver giocato il primo Kingdom Come: Deliverance?
Non è obbligatorio, ma è fortemente consigliato. Il sequel inizia subito dopo gli eventi del primo e non li riassume. Il contesto emotivo e narrativo si apprezza molto di più conoscendo la storia di Henry.
Il combattimento è ancora difficile?
Meno del primo, ma resta impegnativo. Il sistema di posture e i nemici con pattern più chiari aiutano, ma richiede comunque pratica. Non è mai diventato un action game.
Quanto dura il gioco?
60-70 ore per la sola storia principale. Con secondarie ed esplorazione si superano facilmente le 100 ore.
È disponibile in italiano?
Testo e menu sono completamente tradotti. Il doppiaggio è in inglese con accento boemo. Non c'è doppiaggio italiano.
Su quali piattaforme è disponibile?
PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Non è presente su console di generazione precedente.