Recensione Ghost Recon Wildlands (2017): il tactical shooter più discusso della serie
Ghost Recon Wildlands di Ubisoft è il tactical shooter a squadre in Bolivia, tra open world, ricognizione e sincronizzazione precisa. La recensione del 2017.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Ghost Recon Wildlands (2017): il tactical shooter più discusso della serie
Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands è nato come il capitolo più aperto e ambizioso della serie, e finisce per essere quello che ne ha diviso di più i fan. Uscito il 7 marzo 2017 su PlayStation 4, Xbox One e PC e più tardi su Stadia, mette quattro operatori della Ghost Recon in una Bolivia aperta sotto il controllo di un cartello del crimine e chiede loro di ribellarsi. L'idea è geniale, l'esecuzione lascia molto spazio a una modalità più facile di quanto la serie avesse mai avuto, e il risultato è un gioco che ha venduto oltre dieci milioni di copie pur restando una discussione aperta.
Gameplay loop e meccaniche
Il cuore della Wildlands è la ricognizione. Prima di ogni missione si osserva l'obiettivo con il drone, si sceglie un punto di inserimento e si pianifica l'attacco. Questa fase, apparentemente noiosa, è invece la firma della serie e la parte che chi gioca capisce in fretta quanto sia importante.
La sincronizzazione è il meccanismo chiave. Fino a quattro giocatori si attivano le abilità insieme con un comando, e i marcatori segnano i bersagli per l'intera squadra. Il sistema premia chi gioca in gruppo e chi ha voglia di coordinare, e chi gioca in solitaria può comunque usare un personaggio che sincronizza da solo, anche se perde molto della soddisfazione.
La guida e il movimento sono il tallone d'Achille. I veicoli sono pesanti, la telecamera in terza persona rende gli angoli mortali e la mira è lenta rispetto a uno sparatore moderno. Ghost Recon ha sempre avuto questa identità, e chi la accetta trova un gioco che chiede pianificazione invece di riflessi. Chi la odiava prima la odia ancora.
La Bolivia e l'open world
L'ambientazione è uno dei pregi del gioco. Una Bolivia aperta, con la cordillera, le foreste, le strade sterrate e i villaggi, costruita come un open world di tutto rispetto, e il passaggio tra un bioma e l'altro ha una varietà visiva che pochi sparatori del 2017 offrivano.
La ricognizione aerea con il drone e il sistema di tagli della membrana significano che l'avanzamento nella storia avviene anche senza sparare, e questa è la scelta che la serie aveva preparato da anni. È una scelta di design che la serie aveva preparato da anni con i droni e che qui diventa la meccanica centrale. Chi ama la preparazione delle truppe troverà qui il suo habitat, perché il tempo si spende a osservare più che a sparare.
Il problema è che l'open world introduce attività secondarie che non aggiungono nulla. Cacce, sopravvivenza, collezionabili e una ricompensa automatica per ogni attività secondaria svuotano la tensione che la serie costruiva con l'obiettivo principale.
La storia e i personaggi
La trama vede Nomad, l'agente della Ghost Recon che si vede in prima persona, e i suoi tre compagni, Holt, Auroch e Midas. La characterizzazione è il punto in cui la Wildlands non delude. I quattro operatori hanno una vita precedente, e i dialoghi in campo, così come i momenti in cui si chiudono in una tenda a discutere, sono scritti bene e costruiscono l'idea di squadra.
L'organizzazione del gruppo criminale che governa la regione ha una struttura narrativa che ricorda i nemici organizzati di Rainbow Six, e il gioco la esplora poco. La storia va avanti, si chiudono archi, e i momenti di tradimento all'interno della Ghost Recon sono una scelta che divide.
Il risultato è che il capitolo più discusso è anche quello con la scrittura migliore del periodo, e chi apprezza i dialoghi più dell'azione ne apprezza il ritmo.
Le missioni e la struttura della campagna
La campagna è costruita su dieci missioni principali che si collegano a una ricognizione più o meno lunga, e ogni missione cambia le regole. Quella iniziale insegna a sincronizzarsi, quella nel villaggio introduce gli ostacoli non letali, quella nel campo minato impone la lente d'ingrandimento. La progressione didattica è la parte meglio progettata del gioco, e chi la attraversa capisce perché la serie si regge su questo ritmo.
Tra una missione e l'altra c'è il tempo dell'open world. Il giocatore può completare le attività secondarie, esplorare i villaggi, eseguire contratti per denaro e materiali e salire di livello con le armi. È il tempo in cui la Wildlands perde il fuoco, perché nessuna di queste attività ha la tensione delle missioni principali e il sistema di ricompense le rende obbligatorie senza che siano divertenti.
La meccanica della lente d'ingrandimento è quella che meglio ricrea la firma della serie. Osservare un accampamento dall'alto, marcare i bersagli con il drone e poi colpire solo quelli marcati è un gioco di mira e di pazienza che nessuno sparatore open world ha replicato bene. Chi la usa capisce perché la ricognizione non è un accessorio, ma il gioco stesso visto da un'altra angolazione.
I veicoli e il movimento
I veicoli sono il punto in cui la Wildlands è più fedele alle origini della serie e anche più faticosa. Sono pesanti, accelerano con lentezza, occupano molto spazio nelle strade strette e la guida in terza persona rende gli angoli un impegno. La camera dietro il veicolo è quella che genera la frustrazione, perché nasconde ciò che sta davanti e mostra troppo ciò che sta dietro.
Chi impara a usare i veicoli come strumento tattico e non come mezzo di trasporto trova un vantaggio. Il rumore del motore attira i nemici, la posizione dell'auto in una curva permette di colpire senza essere visti, e usare il veicolo per coprire le vie di fuga è una tecnica che la serie conosce da sempre. Il momento in cui il gioco si blocca è quando si guida come in un racing, e chi lo fa fatica.
La corsa a piedi è più maneggevole e più lenta. La mimetizzazione a coppie rende gli agguati possibili, e l'agguato è la situazione che la Wildlands costringe a vivere spesso. Con la lente e il drone l'agguato diventa un esercizio di precisione, e con l'arma in mano diventa una lotta ravvicinata che la serie gestisce bene perché la copertura è la regola.
Pro e Contro
Pro - Ricognizione e pianificazione come meccanica centrale - Bolivia ampia e varia - Personaggi e dialoghi curati - Squadre fino a quattro giocatori con sincronizzazione - Sistema di mimetizzazione e tagli
Contro - Difficoltà regolabile che può essere resa troppo facile - Guida pesante e telecamera scomoda - Attività secondarie che svuotano la tensione - Richiede pazienza con la curva di apprendimento
Contenuti e durata
La campagna dura tra le trenta e le quaranta ore, con dieci missioni principali e una struttura di open world che permette di esplorare tra una missione e l'altra. Il gioco è completo, con tutte le missioni della storia nella stessa confezione e senza contenuti aggiuntivi necessari.
| Aspetto | Valore |
|---|---|
| Sviluppatore | Ubisoft Paris, Ubisoft Milan |
| Editore | Ubisoft |
| Uscita | 7 marzo 2017 |
| Piattaforme | PS4, Xbox One, PC, Stadia |
| Genere | tactical shooter in terza persona |
| Squadra | fino a 4 giocatori |
| Durata | 30-40 ore |
| Copie vendute | oltre 10 milioni entro 2020 |
Limiti reali
Il limite principale è la regolabilità della difficoltà. Ghost Recon è stato il primo della serie a offrire un menu di impostazione che va da una modalità introduttiva a un livello estremo, e questa flessibilità è insieme la sua forza e il suo problema. Chi sceglie la modalità facile ottiene un gioco con la stessa identità ma senza tensione, e chi sceglie quella difficile ottiene un gioco che chiede precisione e abitudine.
I veicoli pesanti e la sensibilità del personaggio sono limiti che la serie porta da sempre, e chi li trova fastidiosi li troverà anche qui. Le attività secondarie, con le ricompense automatiche e la caccia al punteggio, sono un'aggiunta che non aggiunge profondità.
La connettività e la stabilità dei server, per il giocatore in cooperativa, è il limite pratico che all'epoca era ancora un problema aperto e che nel tempo è stato risolto solo in parte.
A chi è consigliato
Ghost Recon Wildlands è per chi ama la serie e la pianificazione, per chi cerca uno sparatore tattico e non un arcade, e per chi è disposto a imparare i comandi. Per chi gioca in gruppo e coordina. Non è per chi cerca un gioco veloce e immediato, non è per chi odia gli sparatori in terza persona e non è per chi non ha tempo da perdere con i menu di difficoltà.
Domande frequenti (FAQ)
Quanto dura Ghost Recon Wildlands?
La campagna principale dura tra le trenta e le quaranta ore, con il tempo per le missioni principali. L'esplorazione dell'open world aggiunge ore, e i contenuti secondari allungano la permanenza.
Si gioca in cooperativa?
Sì, con squadre fino a quattro giocatori, e la sincronizzazione tra operatori funziona meglio con il gruppo completo. La marcatura dei bersagli è la meccanica che coordina la squadra, e chi gioca in gruppo trae molto più vantaggio.
È difficile?
Dipende dalla modalità scelta, perché il gioco ha un menu di difficoltà ampio, da un livello introduttivo a uno estremo. Chi cerca tensione sceglie i livelli alti e accetta la necessità di imparare i comandi.
Su quali piattaforme si gioca?
PlayStation 4, Xbox One e PC al lancio, con il supporto per le tastiere e mouse su console tramite adattatori. Il gioco è anche arrivato su Stadia.
Conclusione
Ghost Recon Wildlands è un capitolo riuscito a metà, con un'idea di fondo che funziona e un'esecuzione che ne tradisce metà. La Bolivia, la ricognizione e la coordinazione di squadra sono ciò che la serie promise per anni, e i personaggi sono scritti con una cura che nessun altro sparatore della serie ha avuto. Il prezzo da pagare è la guida pesante, la telecamera scomoda e le attività secondarie che alleggeriscono la tensione. Chi accetta quelle cose trova un gioco unico nel suo genere, e chi le odia ha le stesse ragioni che aveva dieci anni fa.