Recensione Wuchang: Fallen Feathers (2025): soulslike cinese tra luci e ombre
Wuchang Fallen Feathers è un soulslike nella Cina Ming. Combattimento basato sulla distanza, boss design, atmosfera e limiti di un action RPG che prova a distinguersi.
Matteo Ricci
Editorial Columnist
Recensione Wuchang: Fallen Feathers (2025): soulslike cinese tra luci e ombre
Quando un team cinese relativamente piccolo si misura col genere più esigente del panorama action RPG, le domande sono sempre le stesse. Ce la farà a reggere il confronto con FromSoftware? Porterà qualcosa di nuovo o sarà un clone ben confezionato? Wuchang: Fallen Feathers, sviluppato da Leenzee e pubblicato da 505 Games, cerca di rispondere a queste domande con un'ambientazione affascinante, la Cina della dinastia Ming, e un sistema di combattimento che punta più sulla distanza che sulla classica alternanza di parate e attacchi. Dopo una trentina di ore passate tra templi dimenticati, paludi infestate e boss colossali, il quadro che emerge è interessante ma irregolare, con picchi di qualità genuina e cadute di ritmo che lasciano un retrogusto agrodolce.
Gameplay loop e meccaniche principali
La prima cosa che colpisce di Wuchang è il suo approccio al combattimento. Non siamo davanti all'ennesimo sistema basato su schivate e contrattacchi in stile Sekiro. Qui il fulcro è la gestione della distanza: ogni arma ha una portata specifica e i nemici reagiscono diversamente a seconda di quanto siete vicini. Le armi sono cinque, tra cui spada a una mano, ascia, doppie lame, lancia e spadone, ognuna col suo moveset unico e la possibilità di essere potenziata con le Benedizioni, una sorta di incantamenti che modificano statistiche e proprietà elementali.
Il sistema di progressione ruota attorno al Mercurio Rosso, una risorsa che si ottiene sconfiggendo nemici e che serve per sbloccare nuove abilità nell'albero delle Discipline. Ogni arma ha il suo albero separato, e questo incentiva la sperimentazione. Poi ci sono le Piume, equipaggiabili per ottenere bonus passivi, e gli Spettri, che funzionano come invocazioni temporanee. La mole di opzioni è notevole, forse troppa per i primi capitoli, quando ancora non si ha chiara la propria build.
L'esplorazione è soulslike classica: santuari che fungono da checkpoint, nemici che respawnano al riposo, percorsi che si intrecciano e shortcut da sbloccare. I livelli sono lineari ma ben ramificati, con segreti disseminati un po' ovunque. Una scelta che funziona è l'assenza di mappa: ci si orienta con punti di riferimenti naturali, e questo rafforza il senso di scoperta. Il mondo di Shu, con le sue montagne avvolte nella nebbia e i templi in rovina, invoglia a esplorare ogni angolo.
L'elemento più originale è la meccanica della Piumatura, la malattia che affligge la protagonista. Più si muore, più la Piumatura avanza, e a ogni morte può generarsi un Demone Interiore che vi aspetterà nel punto in cui siete caduti, costringendovi a sconfiggerlo per riavere le vostre risorse. È un twist interessante che aggiunge tensione e penalizza il grinding suicida, anche se dopo un po' diventa prevedibile e perde efficacia.
Comparto tecnico e performance
Su PS5, Wuchang gira in due modalità: qualità a 30 fps con risoluzione dinamica e prestazioni a 60 fps con qualche compromesso visivo. La modalità performance è quella consigliata, perché il combattimento richiede reattività e i 30 fps si sentono tutti, specialmente nei boss più concitati. Su Xbox Series X il comportamento è analogo, mentre su PC il gioco offre più libertà di personalizzazione, ma richiede una scheda video di fascia media per stare sopra i 60 fps stabili.
Purtroppo il gioco non è esente da problemi tecnici. Al lancio le performance erano traballanti su tutte le piattaforme, con cali di frame rate nelle aree più aperte. Le patch successive hanno migliorato la situazione, ma alcune zone, come la Palude degli Uccelli e il Tempio di Ghiaccio, mostrano ancora qualche incertezza. Su PC la situazione è migliorata sensibilmente con gli aggiornamenti, anche se qualche stutter occasionale nelle transizioni tra aree è ancora presente. I caricamenti sono rapidi grazie agli SSD di nuova generazione.
| Piattaforma | Frame Rate | Risoluzione | Prezzo |
|---|---|---|---|
| PS5 | 60 fps (performance) | 1440p dinamica | 49,99 EUR |
| Xbox Series X/S | 60 fps (performance) | 1440p dinamica | 49,99 EUR |
| PC | 60+ fps | Variabile | 49,99 EUR |
Direzione artistica e audio
Il punto forte di Wuchang è la direzione artistica. La Cina Ming è ricostruita con una cura maniacale: i templi con le statue di Buddha ricoperte di muschio, le lanterne di carta che ondeggiano al vento, i villaggi abbandonati con gli altari fumanti. C'è un'attenzione al dettaglio culturale che pochi giochi occidentali possono vantare. L'ispirazione alla mitologia cinese è palpabile, con creature tratte dal folklore locale che non assomigliano ai soliti scheletri e draghi.
Il character design di Wuchang è azzeccato, con armature elaborate che mescolano elementi storici e fantasy. I boss sono il fiore all'occhiello: mostri giganteschi, divinità corrotte e guerrieri maledetti, ognuno con un design riconoscibile e una fase di transizione che cambia l'approccio al combattimento. Il boss finale è uno dei migliori del genere, un duello coreografato che mette alla prova tutto quello che avete imparato.
La colonna sonora mescola strumenti tradizionali cinesi con orchestrazioni moderne. Il tema principale, che accompagna il menù, resta in testa. Purtroppo il doppiaggio in inglese è mediocre, con alcune voci piatte e poco espressive. Meglio giocare in cinese con sottotitoli, se si vuole un'esperienza più autentica.
Contenuti, longevità e rigiocabilità
La campagna principale si completa in circa 30 ore, ma per vedere tutto serve quasi il doppio. Ci sono ben quattro finali diversi, sbloccabili in base alle scelte fatte durante l'avventura e agli oggetti raccolti. Questo da solo giustifica una seconda run, anche perché il New Game Plus è presente e mantiene le abilità sbloccate, aumentando la difficoltà e aggiungendo qualche nemico inedito.
Le missioni secondarie sono di qualità variabile. Alcune sono semplici fetch quest, altre sbloccano boss opzionali o equipaggiamenti unici. Il problema è che sono poche: una ventina in tutto, distribuite in modo irregolare. Si passa da capitoli densi di contenuti a momenti in cui si corre dritti verso il prossimo santuario senza deviazioni.
La rigiocabilità è comunque buona grazie alla varietà delle armi e delle build. Ogni arma cambia radicalmente il modo di affrontare i nemici, e sperimentare stili diversi è stimolante. Manca però una modalità challenge o un boss rush, che sarebbero stati graditi per testare le proprie abilità senza dover rigiocare l'intera campagna.
Accessibilità e localizzazione
Wuchang offre poche opzioni di accessibilità. Ci sono tre livelli di difficoltà preimpostati, che influenzano i danni subiti e inflitti, ma niente personalizzazione fine come nei giochi più recenti. I sottotitoli sono presenti in italiano, ma solo per i dialoghi principali: gli NPC secondari e i boss parlano spesso senza testo a schermo.
Il sistema di salvataggio è quello classico dei soulslike: si salva solo ai santuari. Niente autosalvataggio frequente, niente checkpoint intermedi. Chi ha poco tempo o preferisce sessioni brevi potrebbe trovarlo frustrante. La gestione dell'inventario è discreta, ma l'interfaccia utente è confusionaria, con troppi menù annidati.
Una nota positiva: il gioco è incluso nel Game Pass dal day one, il che lo rende accessibile a un pubblico molto ampio senza l'investimento iniziale dell'acquisto.
Limiti reali
Wuchang ha qualche problema di bilanciamento evidente. I primi capitoli sono punitivi, quasi frustranti, mentre la parte centrale è più gestibile. Poi, verso la fine, la difficoltà risale in modo irregolare, con alcuni boss molto più duri di altri senza una progressione logica. Alcuni scontri sembrano pensati per una build specifica, penalizzando chi ha investito in armi diverse.
La trama è interessante sulla carta, ma narrata male. I dialoghi sono didascalici, i personaggi secondari hanno poco spessore e il doppiaggio inglese non aiuta. Si intuisce che c'è un lore profondo alle spalle, ma il gioco fa poco per raccontarlo in modo coinvolgente. Si passa da un boss all'altro con lunghe camminate in silenzio, e le cutscene sono poche e spesso posizionate male.
La varietà dei nemici è nella media, ma verso la fine si ripetono troppo. I colori alternativi e le statistiche potenziate non bastano a nascondere che si incontrano sempre gli stessi archetipi. Questo è un problema comune ai soulslike, ma qui è più evidente perché il roster è già limitato all'inizio.
A chi è consigliato
Wuchang: Fallen Feathers è per chi ama i soulslike ma cerca un'ambientazione diversa dal solito fantasy europeo. È per chi apprezza la cultura cinese e vuole esplorare un mondo ricco di riferimenti storici e mitologici. È anche per chi ha il Game Pass e vuole provare un action RPG senza rischiare nulla. Non è per chi cerca una sfida bilanciata con precisione millimetrica alla FromSoftware o una narrazione avvincente.
Pro
- Ambientazione Ming splendidamente ricostruita
- Sistema di combattimento basato sulla distanza originale
- Boss design vario e spettacolare
- Build diversity e albero delle Discipline profondo
- Incluso nel Game Pass
Contro
- Bilanciamento irregolare tra i capitoli
- Trama narrata in modo piatto e didascalico
- Nemici che si ripetono nella seconda metà
- Poche opzioni di accessibilità
- Performance non sempre solide
Conclusione
Wuchang: Fallen Feathers è un soulslike che si distingue per l'ambientazione e per un sistema di combattimento che premia la gestione della distanza più della memoria dei pattern. Ha momenti di grande qualità, specialmente nei boss e nell'esplorazione, ma è minato da un bilanciamento altalenante, una narrazione debole e qualche problema tecnico. Non è il capolavoro che i trailer facevano sperare, ma è un'esperienza solida che merita attenzione, soprattutto se siete abbonati al Game Pass.
FAQ
Wuchang: Fallen Feathers è paragonabile a Black Myth: Wukong? Sono entrambi action RPG cinesi con ambientazione mitologica, ma le differenze sono sostanziali. Wuchang è un soulslike puro, con checkpoint e perdita risorse alla morte. Black Myth è più action lineare con elementi soulslike leggeri.
Quanto dura Wuchang: Fallen Feathers? La campagna principale richiede circa 30 ore. Per il 100%, con tutti i finali e il New Game Plus, si arriva a 50 ore.
Il gioco è difficile? Sì, ma non quanto i soulslike di FromSoftware. I primi capitoli sono ostici, poi la difficoltà si normalizza. Ci sono tre livelli di difficoltà selezionabili all'inizio.
Su quali piattaforme è disponibile? PS5, Xbox Series X|S e PC. È disponibile dal day one su Game Pass. Non ci sono versioni per PS4, Xbox One o Nintendo Switch.
Quali armi sono disponibili? Cinque tipi: spada a una mano, ascia, doppie lame, lancia e spadone. Ogni arma ha un albero delle abilità separato e può essere potenziata con Benedizioni elementali.