videogiochi 2016-08-08

Recensione Song of Horror (2019): survival horror senza armi né salvezze

Song of Horror di Protocol Games è un survival horror episodico senza armi né combat, con la Presenza adattiva e il permadeath dei personaggi. La recensione.

Autore Matteo Ricci

Matteo Ricci

Editorial Columnist

Recensione Song of Horror (2019): survival horror senza armi né salvezze

Recensione Song of Horror (2019): survival horror senza armi né salvezze

Song of Horror è un survival horror che prende una decisione coraggiosa. Non ci sono armi. Non si spara, non si colpisce, non si combatte. Si scappa, ci si nasconde e si sopravvive. Sviluppato dallo studio spagnolo Protocol Games e pubblicato da Raiser Games, il gioco è arrivato su PC in forma episodica il 31 ottobre 2019, con le versioni console nel maggio 2021. È un omaggio ai classici del genere come Alone in the Dark e i primi Resident Evil, ma con una torsione moderna. Il permadeath dei personaggi e un'entità misteriosa che si adatta al comportamento del giocatore. Nel suo perimetro funziona, e per gli amanti della tensione senza combattimenti è una delle gemme più nette degli ultimi anni.

Un editore, uno scrittore scomparso e la Presenza

La trama parte con un incarico editoriale. Daniel Noyer, un editore, viene mandato dal suo capo a indagare la scomparsa dello scrittore acclamato Sebastian P. Husher, scomparso con la famiglia. La casa dello scrittore è il primo episodio, e da lì la storia si estende a cinque capitoli con ambientazioni che spaziano dalla villa vittoriana all'ospedale abbandonato, dalla chiesa al cimitero.

L'antagonista è la Presenza, un'entità soprannaturale senza forma fissa che infesta ogni location. Non è un mostro da affrontare, è una condizione da gestire. La Presenza appare a momenti imprevedibili, e la tensione costruita dalla sua apparizione è il motore del gioco. Le finestre in cui sopravvivere sono costruite sul nascondersi, sulla fuga e sul gestire la luce, e chi si espone paga.

Il permadeath dei personaggi è la torsione che rende il gioco diverso. La Presenza cattura il personaggio, questi muore permanentemente, e si passa al successivo di una dozzina di personaggi disponibili, ognuno con abilità e prospettive diverse sulla storia. Se tutti i personaggi muoiono, il gioco termina e si ricomincia. La posta in gioco è reale, e ogni errore banale ha un peso che i survival moderni non hanno.

Gameplay loop e meccaniche principali

Song of Horror si controlla da una telecamera fissa, proprio come i survival horror anni Novanta. Si esplorano ambienti bui, si raccolgono oggetti, si risolvono enigmi e si cerca di evitare la Presenza. La struttura a episodi tiene il ritmo, con ogni capitolo che ha un cast di personaggi e un'ambientazione dedicata.

Il sistema di investigazione è approfondito. Si esaminano oggetti, si leggono documenti e si ricostruisce la storia attraverso indizi ambientali. I puzzle sono classici e ben integrati nell'ambientazione, con la risoluzione costruita sull'osservazione più che sulla logica astratta. Le sezioni di fuga dalla Presenza alternano il ritmo, e la struttura a episodi rende le sessioni gestibili.

La gestione della luce è la meccanica più sottile. La Presenza risponde alla luce, e gestire fonti luminose e ombre è parte del gioco. La struttura rende ogni location un puzzle di luce e ombre, e chi la padroneggia sopravvive meglio.

Comparto tecnico e performance

Il gioco gira su Unreal Engine 4 per ricreare ambienti dettagliati e atmosfere cupe. Su PC moderni gira a 60 fps senza problemi, e la versione console è stabile. Il comparto tecnico regge bene per un gioco indie, con qualche problema minore come animazioni legnose e occasionali bug di collisione.

La direzione artistica è curata, con luci e ombre che creano tensione. I modelli dei personaggi non sono il punto forte, ma l'atmosfera generale è molto convincente. Le ambientazioni spaziano da una villa vittoriana a un ospedale abbandonato, da una chiesa a un cimitero, con ogni location che ha una personalità distinta e una storia da raccontare.

Il sound design è il cuore di Song of Horror. Passi, scricchiolii, sussurri e rumori provenienti da direzioni indefinite creano una tensione costante. La musica è usata con parsimonia, lasciando spazio ai suoni ambientali, e le recensioni d'uscita hanno elogiato il sound design e le inquadrature con giudizi che il gioco merita. I testi sono localizzati in italiano con sottotitoli.

Contenuti e longevità

La campagna principale dura circa 15 ore, con i cinque episodi e la dozzina di personaggi giocabili che aggiungono rigiocabilità. Ogni personaggio ha una prospettiva unica sulla storia, e i finali basati sulle scelte dei personaggi sopravvissuti danno un peso reale alla struttura.

Aspetto Valore
Piattaforme PC (31 ott 2019), PS4 e Xbox One (28 mag 2021)
Durata circa 15 ore
Personaggi giocabili una dozzina
Episodi 5
Difficoltà alta

Per un survival horror episodico è una durata onesta, e la struttura a capitoli rende le sessioni gestibili. La rigiocabilità è discreta, con i personaggi che non provati invitano a una seconda run.

I cinque episodi

La struttura a episodi è parte dell'identità del gioco. I cinque capitoli hanno location e cast dedicati, dalla casa dello scrittore alla casa editrice, dalla stazione di polizia all'ospedale. Ogni episodio ha una durata di due-tre ore, e il ritmo a capitoli rende le sessioni gestibili e le ripresa facili.

La varietà delle location è il punto che il gioco tiene meglio. La villa vittoriana dei Husher, l'ospedale abbandonato, la chiesa, il cimitero. Ogni location ha puzzle, cast di personaggi e una relazione diversa con la Presenza. L'ospedale è il capitolo più teso, con le sezioni di fuga più strette, e chi attraversa i cinque episodi ne esce con un percorso che non si ripete.

Il cast di personaggi si costruisce con gli episodi. Daniel Noyer resta il filo conduttore, e i personaggi secondari entrano con prospettive diverse. Alcuni sono opzionali, altri entrano nel circuito solo se i protagonisti muoiono, e la struttura rende ogni run una costruzione diversa del cast.

La Presenza, il nemico che impara

La Presenza è il nemico più interessante del gioco, e non per il design. Non ha forma fissa, appare a momenti imprevedibili e impara dal comportamento del giocatore. Chi usa sempre la stessa strategia di fuga la vede adattarsi, e la tensione cresce con l'adattamento.

Le recensioni d'uscita hanno elogiato la meccanica con giudizi coerenti. La Presenza non si combatte, si gestisce, e la struttura rende ogni apparizione un evento che chiede reazione. La musica lascia spazio ai suoni ambientali quando la Presenza si avvicina, e chi impara a leggere i segnali sopravvive meglio.

Il comportamento adattivo ha anche un limite. In alcuni momenti l'imprevedibilità sembra ingiustizia, con apparizioni che non lasciano via di fuga chiara. È il rischio di un nemico che impara, e chi tollera la frustrazione ne esce con un gioco diverso da chi la tollera meno.

Limiti reali

Song of Horror ha limiti da conoscere. Il sistema di permadeath può essere frustrante. Perdere un personaggio dopo ore di gioco per un errore banale è penalizzante, e la Presenza a volte ha comportamenti imprevedibili che sembrano ingiusti. La struttura rende ogni morte un investimento perso, e chi si frustra facilmente ne esce con un giudizio tiepido.

I controlli con telecamera fissa possono risultare scomodi per chi non è abituato, e il ritmo è lento, con le sezioni di ricerca che allungano. Anche le recensioni d'uscita, mixed-positive, hanno sottolineato questi punti con giudizi coerenti. Chi cerca un horror action o un ritmo moderno rimarrà a metà strada.

Pro e Contro

Pro - Tensione costante senza armi - Permadeath che aumenta la posta in gioco - Omaggio ai classici ben realizzato - Presenza adattiva che cambia comportamento - Buona varietà di ambientazioni - Sound design eccellente

Contro - Animazioni legnose e bug minori - Telecamera fissa scomoda per alcuni - Permadeath frustrante con morti ingiuste - Ritmo lento

A chi è consigliato

Song of Horror è per chi ama i survival horror classici e cerca un'esperienza tesa e senza combat. Consigliato ai fan di Silent Hill, Alone in the Dark e Amnesia, a chi apprezza la struttura a episodi e ai giocatori che tollerano il permadeath. Sconsigliato a chi si frustra facilmente, a chi cerca un horror action e a chi non ha pazienza con il ritmo lento.

Domande frequenti (FAQ)

Song of Horror ha armi?

No, non ci sono armi. Si sopravvive nascondendosi, scappando e gestendo la luce. La Presenza non si affronta, si evita.

Cosa succede quando un personaggio muore?

Muore permanentemente e si passa al prossimo della dozzina di personaggi disponibili. Se tutti muoiono, il gioco termina e si ricomincia.

Quanto dura Song of Horror?

Circa 15 ore per la campagna completa, con i cinque episodi e la rigiocabilità legata ai personaggi.

Su quali piattaforme è disponibile?

PC dal 31 ottobre 2019 in forma episodica, PS4 e Xbox One dal 28 maggio 2021.

Il gioco è in italiano?

Sì, con sottotitoli in italiano. I dialoghi parlati sono nella lingua originale.

Conclusione

Song of Horror è un survival horror che sa cosa vuole essere. Non cerca di competere con i blockbuster del genere ma si concentra su tensione, atmosfera e rispetto per i classici. Il permadeath e la Presenza adattiva aggiungono originalità a una formula consolidata, e il sound design è tra i migliori del gruppo. Per gli amanti del genere, è una gemma da non perdere.

Le recensioni mixed-positive all'uscita raccontano esattamente il gioco. Un omaggio riuscito ai survival horror degli anni Novanta, con limiti tecnici minori e una struttura a episodi che tiene. Chi ha attraversato i classici ne esce servito, e chi cerca la tensione senza combattimenti ha qui uno dei migliori esempi degli ultimi anni.

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